Problemi del giornalismo

De Bortoli: “Il ruolo del giornalista nell’era della post-truth”

Ferruccio De Bortoli con il direttore del corso Aldo Sofia

Il video della conferenza è disponibile su Periscope in versione integrale

Il ruolo del giornalista sta cambiando parecchio, ed è una professione della quale è difficile prevedere il futuro. Con l’ex-direttore de “Il Corriere della Sera” e de “Il Sole 24 ore” Ferruccio de Bortoli abbiamo discussio del ruolo del giornalista in una nuova epoca, in un mondo diventato sempre più digitale, dove le notizie vengono generate dagli utenti.

“La differenza tra colui che fa il giornale e chi lo legge, col tempo e con il succedersi delle nuove tecnologie, è venuta meno.” (F. De Bortoli)

In un mondo dove le regole spesso e volentieri vengono dimenticate, il giornalista non deve perdere di vista i suoi valori, non sottraendosi alle sue responsabilità verso i cittadini. Il giornalismo non può essere al di là delle regole in modo da potersi avvicinare maggiormente al lettore, bensì allontanarsi dalle pulsioni peggiori del lettorato.

Regole che, spesso e volentieri, la rete pare dimenticare. Citando l’esempio dell’Italia, De Bortoli si chiede come sia possibile regolare i Social Network, i quali sono luoghi dove le bufale giornalmente vengono proposte ed alimentate, fino a diventare quasi una verità. In che modo si può ridurre questo tipo di informazioni sbagliate, senza però scadere nella censura? È difficile proporre una soluzione, nell’esempio proposto il capo dell’anti-trust italiano ha proposto la creazione di un’agenzia pubblica nazionale a livello europeo, la quale segnalerebbe agli utenti i casi eclatanti di contraffazione. Questa soluzione è però stata però accolta come censura dal Movimento 5 stelle.

Qua entra in gioco il ruolo del giornalista.

Ma, con la capacità di chiunque di poter ricercare informazioni sul web, viene da chiedersi che bisogno ci sia dei giornalisti.

Il cittadino che, andando sul web, crede di conoscere tutto e si crede autosufficiente, impoverisce il proprio pensiero critico. Esso non è più informato dagli organi competenti, ma diventa suddito della rete e materiale inerte per ogni pulsione autoritaria, propagandando un’eccessiva semplificazione della realtà.

“Il cittadino che si informa solo sulla rete è Esposto a ogni pregiudizio e falsa verità, incline a credere a tutto ed a individuare capri espiatori.” (F. De Bortoli)

Il giornalista ha il compito di alimentare il beneficio del dubbio, che non viene a chi cerca in rete in quanto dubitare costa fatica ed informarsi bene risulta difficile. Ma affidare le proprie conoscenze ad un motore di ricerca alimenta solo la superficialità, in quanto spesso e volentieri le notizie vengono proposte da fonti sconosciute.

Col cambiamento della velocità di diffusione, si è ridotto l’accertamento dei fatti – continua De Bortoli nel suo discorso – alimentando più lo story-telling che la funzione del giornalismo vera e propria. Se una notizia è falsa, ma conserva una sorta di verosimiglianza, un legame diretto con la realtà, viene vista ancora come vera.

Il giornalista deve essere l’intermediario tra i lettori e le post-verità, in quanto persone capaci di poter guardare da punti di vista differenti e abili al differenziare il vero dal verosimile, per evitare che la gente venga abbindolata dalle bufale.

“C’è una grande distinzione tra suddito, ossia chi non capisce la differenza tra le cose importanti o meno, e cittadino che ha il suo pensiero critico e indipendenza, la quale viene nutrita ogni giorno da un buon giornalismo.” (De Bortoli)

Il giornalista deve essere capace di selezionare con cura quali articoli proporre, senza scadere solo in argomenti meno importanti volti all’accumulare lettori. Bisogna avere la forza di occuparsi di argomenti ritenuti marginali, sennò il pluralismo si riduce e non è possibile un rinnovamento della cultura, dando spazio alle diverse voci.
Il buon giornalista è quello che guarda la verità con occhi diversi, ha beneficio del dubbio, non crede alle verità ufficiali.

“La rete toglie competenza. I giornali rappresentano dei presidi (seppur con tanti difetti) di civiltà, dove il pensiero è libero.” (De Bortoli)

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Articolo di Diego Medolago

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