Problemi del giornalismo Visite e trasferte

Visita a Berna (1). L’attività parlamentare

“L’accessibilità alle informazioni governative è un termometro del grado di democratizzazione di un Paese”. A dirlo è Daniele Piazza, storico corrispondente a Berna della RSI, che con le sue Radio Hirondelles aperte in diverse nazioni africane conosce fin troppo bene la realtà dei media nei regimi autoritari.

In Svizzera le sessioni parlamentari di entrambe le Camere sono pubbliche e i giornalisti accreditati possono addirittura sedere all’interno delle sale. La visita a Palazzo federale – a guidarci sono appunto Piazza e Anna Fazioli del Corriere del Ticino, l’unica corrispondente ticinese a Berna per la stampa privata – è un’opportunità, non solo come giornalisti ma anche in quanto cittadini, per confrontarsi con il cuore pulsante della politica nazionale. Un cuore da cui spesso i ticinesi si sentono marginalizzati o che subalternano alla sfera regionale.

Dagli Stati al Nazionale

Al Consiglio degli Stati, ci viene spiegato, vigono tradizione, disciplina e pacatezza. Con una perfetta applicazione del plurilinguismo, tutelato simbolicamente nell’atrio del Palazzo da quattro statue militaresche, ogni deputato si esprime nella propria lingua.

Su una parete della sala è raffigurata una Landsgemeinde, un sistema di democrazia diretta per alzata di mano utilizzato ancora in Appenzello interno e Glarona. L’affresco è del 1914 e vede le donne escluse (e lo resteranno fino al 1971, le più fortunate) dalla cerchia muraria che circoscrive i votanti. Oggi le consigliere di Stato sono sei, sei su 46 (più alta invece la presenza femminile complessiva in Parlamento, del 29%). Un numero troppo basso? Forse, ma non per forza. Proprio durante il viaggio in treno di qualche ora prima si discuteva sulle quote rosa (in Svizzera non istituzionalizzate, ma spesso latenti) e se davvero oggigiorno costituiscano un riconoscimento del valore delle donne.

Al Consiglio nazionale si respira un’aria diversa. L’assemblea è in corso ma, nonostante le prese di parola dei vari oratori (regolamentate da una serie di normative), la sala è mezza vuota e i presenti sono intenti a discutere fra di loro o immersi negli schermi dei propri computer. Al momento del voto, dalla Sala dei passi perduti si riversa in aula la fiumana dei deputati, che si affrettano a premere i pulsanti.

Molti che si affacciano per la prima volta al Nazionale devono essere rimasti interdetti, tanto che l’amministrazione si premura di distribuire degli opuscoli per chiarire la questione.

“Un parlamentare ha molte incombenze: partecipa a sedute di una commissione, si presta alle domande dei giornalisti, redige il prossimo intervento […]. Del resto, lo scopo del dibattito plenario non consiste soltanto nel convincere colleghi, che il più delle volte conoscono già gli oggetti trattati e i diversi punti di vista in proposito, ma nel rendere pubblici i dibattiti”. (Piena luce sulla sala mezza vuota)

La scena inizialmente soprende anche gli addetti ai lavori. Chiedendo a Roberta Pantani cosa l’abbia maggiormente colpita giungendo in capitale, la deputata menziona proprio, insieme al caffè annacquato e a un certo malgusto nell’abbigliamento, il fastidioso cicaleccio durante le sessioni. “Mi sembra – continua – che in Ticino siamo un po’ più rispettosi, più decorosi nel fare politica”. Infatti la Lega dei ticinesi è solita contraddistinguersi per la sobrietà dei toni.

A pranzo con la Delegazione ticinese

Roberta Pantani, insieme a gran parte della Delegazione ticinese, ci ha raggiunti per pranzo. È l’occasione per conoscere i rapporti instaurati dalla Lega con gli altri attori della scena parlamentare: l’affinità ma anche le diversità con l’ospitante UDC, il dialogo positivo e costante con i colleghi ticinesi per difendere gli interessi del Cantone, l’appoggio sociale al progetto Previdenza 2020. In un altro dei nostri tavoli anche Marco Chiesa (UDC) si esprime sulla riforma delle pensioni. A fianco, una domanda sul servizio pubblico infervora le risposte di Filippo Lombardi (PPD). Sono presenti pure Giovanni Merlini (PLR) e Fabio Regazzi (PPD), mentre Marina Carobbio (PS) ci raggiunge per il caffè.

Si discute anche delle indennità dei deputati elvetici, che ammontano a 130-150 mila franchi annui. Sono fra le più basse all’interno panorama europeo, non solo in termini di retribuzione ma soprattutto di benefits. L’idea è quella di riuscire a mantenere un parlamento di milizia, anche se la crescente mole di lavoro lo mette periodicamente in discussione. Attualmente la maggior parte dei consiglieri continua a svolgere un’attività professionale che, nel caso di conflitto di interessi con quella parlamentare, deve essere dichiarata.

Insomma, a Palazzo federale l’informazione (e quindi, tornando alle parole di Daniele Piazza, la democratizzazione) sta sotto la luce del sole, accessibile e pubblica. La comunicazione fra i politici e i giornalisti è una macchina rodata e ben oliata, forse a volte troppo oliata.

Usciamo dall’edificio e attraversiamo la strada, diretti verso il Medienzentrum, dove Piazza e Fazioli ci racconteranno delle grandi opportunità, ma anche delle insidie, di questa macchina.

 

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Post: Barbara Camplani
Immagini: Sarah Ferraro e Camilla Luzzani
Linkografia: Sarah Ferraro
Twitter: Erica Lanzi

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