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Visita a Berna (2). Trasparenza e filtri della comunicazione

«A Berna pulsa il cuore della politica elvetica: qui vengono prese le decisioni, che influiscono sostanzialmente sulle nostre vite. È un privilegio essere qui ed è un privilegio l’accessibilità di questo cuore». Dopo averci guidato tra i corridoi e le stanze di Palazzo federale, Anna Fazioli ci accompagna al Medienzentrum, quartier generale dei giornalisti (circa 120 i corrispondenti svizzeri accreditati) a due passi dalla Bundesplatz. Cinque piani di uffici, studi televisivi, di registrazione, sale conferenze e openspace. Entrati nell’edificio scorgiamo su un tavolo pile e pile di comunicati provenienti da Palazzo federale: «La Svizzera è un paese molto trasparente e da parte dell’Amministrazione pubblica c’è una grande disponibilità alla comunicazione, mentre in altri Paesi (come in Cina) c’è tutta una serie di informazioni che l’Esecutivo non lascia trapelare» sottolinea Fazioli, unica corrispondente di lingua italiana fissa a Berna per la carta stampata. «La massa di informazioni proveniente da Palazzo federale è enorme – continua – ma non bisogna avere paura del dettaglio, dietro al quale spesso si nasconde la notizia».

«In passato la comunicazione era fatta da alti funzionari quale attività accessoria, in “politichese”, oggi come oggi c’è una grande mediatizzazione, fatta da specialisti» fa notare Daniele Piazza, storico corrispondente da Berna della RSI, al termine del nostro tour al Medienzentrum. Seduti sulle sedie arancioni di una grande sala conferenze, ci domandiamo quali sono i pro e contro del doversi confrontare con gli addetti alla comunicazione? «Ti preparano una pappa linguisticamente e terminologicamente più accessibile, ma è più difficile raggiungere un alto funzionario per approfondire l’argomento, bisogna per forza passare da un intermediario». Insomma, trasparenza ma anche filtri: le due facce della medaglia. «Il filtro però è più presente con l’Amministrazione federale che coi politici» sottolinea Fazioli.

    

Ma facciamo un passo indietro e torniamo alle fonti, qui si vive solo di comunicati stampa? La risposta è no, assolutamente no. Come abbiamo potuto provare in prima persona durante il tour a Palazzo federale (vedi articolo “Visita a Berna 1. L’attività parlamentare“), dove le sessioni del Consiglio degli Stati e del Consiglio Nazionale sono pubbliche e nei corridoi e al ristorante è sempre possibile soffermarsi a parlare con i deputati. «Bisogna essere ricettivi e permeabili a tutti gli stimoli» spiegano i nostri relatori. Oltre alle interviste ufficiali, sono importantissimi anche gli small talk e le chiacchierate davanti a un caffè, «che a volte permettono di raccogliere informazioni che da sole non hanno un gran senso, ma se connesse l’una con l’altra, come in un puzzle, offrono una visione d’insieme, la notizia». Ma per saper cogliere tutto ciò ci vogliono «curiosità, determinazione e sano scetticismo», qualità indispensabili per fare il giornalista corrispondente da Berna. Inoltre, una volta che si ha una notizia fra le mani, va raccontata e spiegata al lettore, radioascoltatore o allo spettatore in modo semplice: «Bisogna sapere sintetizzare, contestualizzare ma soprattutto rendere accessibili e attrattive le informazioni, specialmente se relative a un tema ostico».

Quali consigli dareste a chi desidera fare il giornalista corrispondente a Berna? «Lo esorterei innanzitutto a venire qui e a osservare, poi è la realtà stessa che insegna» risponde Fazioli, trasferitasi nella capitale nel 2012. «Se si è permeabili e quindi pronti a lasciarsi toccare dalle informazioni, si impara molto. Il consiglio è quello di essere aperti. Aperti anche verso i colleghi, che insegnano tantissimo. Su quasi ogni tema io cerco di interessarmi e di capire i loro punti di vista. Magari loro fanno parte di redazioni più grandi della mia e quindi hanno più tempo di approfondire i dossier». Non passano neanche cinque minuti che Fazioli viene raggiunta da due colleghi, una svizzera tedesca e un romando: la prima le chiede informazioni su un tema in votazione, il secondo ascolta la risposta e fornisce ulteriori dettagli.

Post: Nadia Lischer
Immagini: Camilla Luzzani
Tweet: Diego Medolago

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