Inchiesta Problemi del giornalismo Ricerca e verifica

“Sherlock Holmes” della carta stampata

“Spesso inizia tutto da una chiamata in redazione, da una storia che attira la tua attenzione”. Esordisce così Simonetta Caratti, giornalista de La Regione e curatrice delle pagine di approfondimento e di inchiesta del quotidiano ticinese.

Dall’altra parte della cornetta c’è una persona che ha sentito il bisogno di rivolgersi a un giornalista perché venga dato rilievo alla propria vicenda. Chi ci contatta può essere spinto da disperazione, smania di vendetta o senso di frustrazione per quanto gli è accaduto. Cosa fare? “Per decidere se accogliere una testimonianza mi chiedo se la vicenda possa essere considerata un caso grave che tocca tutti oppure un simbolo del mutamento nella società. O ancora, mi chiedo se sia interessante perché rivelatrice di errori commessi dalle autorità”, spiega Caratti.

 

L’inchiesta di Caratti sul “caso Rey”

 

Esiste poi il linguaggio delle storie: il testimone che decide di parlare ma pretende di restare anonimo; chi ritiene di essere innocente e che siano gli altri a sbagliare; chi si rivolge ai media come ultima spiaggia dopo aver tentato inutilmente altre strade; chi intende guadagnare “vendendo” la propria storia; e infine chi decide di parlare, solo a patto che…

Il rapporto con la fonte deve essere costruito e coltivato con attenzione, la fonte non deve essere tradita ma non bisogna neppure farsi manipolare. Nell’approcciarsi a una fonte, può essere importante prestare attenzione anche al linguaggio del corpo di chi ci sta di fronte, cercando di creare un legame empatico che spinga il nostro interlocutore ad aprirsi e raccontare la sua verità.

 

 

Una volta che si ha in mano una storia, la testimonianza deve essere verificata cercando delle prove che la confermino. Poi affiorano le domande:

  • La notizia è di interesse pubblico?
  • Che impatto può avere?
  • Che cosa so?
  • Che cosa posso provare?
  • Che cosa rischio?

La difficoltà dell’inchiesta sta soprattutto nel riuscire a districarsi tra le diverse tesi e posizioni in campo: la testimonianza, la versione fornita dalla controparte, le spiegazioni di un esperto, ecc.

Il consiglio è scrivere solo ciò di cui siamo assolutamente certi e che possiamo provare, per cautelarsi da denunce

Infine, un altro rischio è innamorarsi a tal punto della storia che si sta seguendo fino a perdere l’oggettività. Per questo è sempre bene fermarsi e chiedersi:

Sto adattando i fatti alla mia tesi o è un racconto fedele alla realtà?

 

Link utili:
Le inchieste di Simonetta Caratti

 

Articolo: Martina Salvini
Foto e link: Roberta Rinaldi
Tweet: Jacopo Scarinci

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