Multimedia e online Ricerca e verifica Tecniche e strumenti

Fonti, litigio al corso di giornalismo

Si è chiusa con un episodio increscioso la lezione dedicata alle fonti e alle notizie false tenuta da Giuseppe Bucci (responsabile della redazione delle trasmissioni RSI Albachiara e Modem) e Mario Conforti (che contribuì ad aprire la strada alla presenza in rete della RSI): i due relatori sono infatti venuti alle mani riguardo a chi fosse il reale autore dell’attacco con gas a Idlib, in Siria, nei giorni scorsi.

Prima di questo sorprendente momento, tuttavia, la lezione è proceduta nella normalità, divisa in due fasi. Nella prima Bucci si è soffermato sugli strumenti a disposizione per valutare una fonte, sia essa una persona fisica o un tweet, e sulle insidie che possono portare a errori. Tutto lo strumentario, insomma, per cercare di evitare di riportare sulla propria testata informazioni false e per smascherare notizie che non lo erano, come quella che avete appena letto nel primo paragrafo di questo scritto.

Esemplare di Bubalus bubalis.

Quella di Bucci è stata una panoramica sul come non incappare in errori: dalla costruzione del “setaccio”, l’insieme di fonti giudicate affidabili e che aiutano a prescindere dalle agenzie e dagli uffici stampa, al saper soppesare con buon giudizio le dichiarazioni della singola fonte e capire come e quando verificarla, o del singolo tweet, magari inviato da zone di guerra e la cui verità è un punto di domanda. Esempio supremo è stato l’attacco aereo con agenti chimici a Idlib: come trovare la verità? Come destreggiarsi e valutare le fonti provenienti da una realtà lontana dalla nostra e cercare di cavarne senso? Fino all’ammissione che non sempre la verità è ottenibile, e l’errore è dietro l’angolo. Perché, malgrado tutte le verifiche e la buona fede, la possibilità di sbagliare è sempre presente.

Tutte le puntate di Modem sul sito della RSI www.rsi.ch.

L’esempio portato da Bucci in questo caso è quello dell’aggressione su un treno Tilo a febbraio 2016 in Ticino da parte di quattro persone di colore a una donna. Aggressione che, in un primo momento, basandosi sulla conferma dell’intervento degli agenti e sulle testimonianze, sembrava essere a sfondo sessuale. Circostanza, questa, smentita seccamente dalla Procura il giorno dopo, ma intanto la notizia era circolata con l’informazione errata su tutti i principali media ticinesi. A distanza di un anno, questa l’opinione di Bucci sulla vicenda: “La messa in onda del pezzo, alla luce dei fatti, è stata prematura e non sufficientemente ponderata”.

Nella seconda parte di lezione, Conforti ha invece illustrato una serie di strumenti disponibili sul web per cercare di determinare o meno la veridicità di una notizia. Si è spaziato dai siti di fact-checking a risorse più specifiche, come TinEye, per trovare l’origine di un’immagine; siti capaci di rilevare i ‘dati nascosti’ delle foto (quando è stata scattata, dove, con che apparecchio); Whois, per scoprire chi ha registrato un determinato dominio internet; e Feedly, che permette di aggregare e categorizzare le proprie fonti d’informazione, che siano testate giornalistiche o chiavi di ricerca su Google.

Chess Illusion: anche se non sembra, i quadrati A e B sono dello stesso colore.

Il tema di fondo è stato quello della verità e del suo grado di soggettività, per quanto ossimorico possa sembrare l’accostamento. Grado di soggettività che sembra in aumento negli ultimi tempi e all’origine delle cosiddette post verità, che stanno portando a un appiattimento delle fonti (ognuno ha la sua, ognuna ha pari valore). Come agire per rettificare la situazione, per spiegare ai non addetti ai lavori che non tutte le fonti hanno lo stesso peso? Secondo Conforti, si dovrebbe partire dalle scuole: “Ma i tempi d’attuazione sono sempre problematici, perché la scuola ticinese è chiamata a sobbarcarsi sempre più compiti. Qualche anno fa, prima dell’avvento dei social media, ho aiutato una docente in una scuola media di Mendrisio che era preoccupata perché i suoi allievi non erano capaci di qualificare le fonti trovate su internet. Allora ho creato un sito internet e ho detto loro di caricarci le notizie più fantasiose che erano riusciti a creare. Una volta visto il risultato pubblicato nella rete, hanno capito che non tutte le fonti che trovavano su internet avevano lo stesso peso”.

Anche per i giornali Conforti ha un’idea: “Servirebbe più trasparenza: dire come stanno le cose. Dirle con esattezza, distinguendo fatti e opinioni. Io sarei per creare un bollino per le notizie, un aiuto visivo che come lettore mi permetta di capire fino a che punto sono verificate, che spieghi come e quanto le si è lavorate in redazione”.


Link:

Strumenti e metodi di verifica (powerpoint)

 

Testo: Federico Storni

Immagini e link: Barbara Raveglia

Tweet: Alessia Bergamaschi

Il tuo commento