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Il giornalismo? È MoJo

Un giornalista oggi non deve limitarsi a fare un solo tipo di giornalismo. La TV si ascolta, la radio si guarda e il video si legge. E tutto ciò con lo smartphone. Questa la tesi di Nicolae Schiau, direttore d’antenna dell’emittente Couleur3.

Un prodotto che si adatta al consumatore

Il prodotto giornalistico, sostiene Schiau, si deve adattare a chi lo consuma, e non viceversa : la nuova generazione non aspetta più il TG della sera per sapere cosa è successo nel mondo, non compra più il giornale cartaceo e non accende più la radio per ascoltare le info. Tutto questo passa ormai dallo smartphone e dai social. E allora il giornalista deve creare un prodotto che possa essere consumato su questi nuovi media e deve saperli usare lui stesso.

Questo nuovo modo di lavorare, il 35enne lo ha applicato al suo progetto EXILS, quando, smartphone, pc portatile, due caricatori esterni, taccuino e coltellino svizzero in mano, è partito, nell’ottobre del 2015, sulla rotta dei migranti. Un reportage “aumentato”, come si può leggere sul sito che raccoglie tutti i contributi prodotti durante questo viaggio durato tre settimane: EXILS era destinato alla radio, ma ad accompagnare l’ascoltatore c’erano anche gli interventi sui social – Twitter in particolare – e  i video pubblicati sul sito.

Lo story-telling

Il giornalista diventa così uno story-teller: racconta una storia della quale non è il protagonista, ma che presenta dal suo punto di vista. E vi partecipa anche chi la legge, proprio grazie ai social, che permettono un’interazione con il lettore, che commenta, giudica, chiede informazioni aggiuntive e si lega ai “personaggi”.

Gli strumenti di lavoro del MoJo? Le app

Lo strumento di lavoro del MoJo (da Mobile Journalist, o giornalista mobile) è ormai lo stesso strumento che il suo target usa per leggere/ascoltare/vedere il suo lavoro: lo smartphone, con il quale si possono fare foto, girare video, registrare audio, scrivere testi, montare.

Osate, sperimentate, non abbiate paura

Il messaggio di Nicholae Schiau per la nuova generazione di giornalisti è chiaro: “Non abbiate paura di sperimentare, se avete un’idea, portatela avanti. Il risultato non sarà sempre quello sperato, ma solo così potrete far evolvere il mestiere”. Così in ogni caso è stato per lui, che, arricchito dall’esperienza di Exils, ha creato, per la1ère, la trasmissione 15minutes. Un programma radiofonico accompagnato, sul web, da foto, video e tweet. Il prodotto giornalistico, ormai, si adatta a chi lo utilizza, e non a chi lo genera.

Link utili:

Testo: Marija Milanovic
Twitter: Federico Storni
Foto: Dino Stevanovic

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