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Svizzera e Ticino, un confronto continuo

Il Ticino è un cantone peculiare, lo sappiamo noi come lo sanno tutti gli svizzeri. Ce l’ha confermato la corrispondente radiofonica di RTS Nicole della Pietra, la quale ha subito detto una cosa molto importante: perché una notizia che viene dal Ticino finisca nel programma di punta della radio romanda, Forum, deve avere o una rilevanza nazionale o essere qualcosa di estremamente caratteristico. E quante volte si parla del Ticino a Forum? Una volta a settimana, quando va bene.

Questo non perché non ci siano argomenti, ma perché RTS ha 29 corrispondenti radiofonici sparsi per tutto il territorio elvetico e bisogna trovare il giusto equilibrio. Ma assieme all’equilibrio, perché una storia sia appetibile al pubblico romando non sono fondamentali tanto il corrispondente o la sua sensibilità ma il fatto che l’interlocutore sia all’altezza: deve parlare bene francese, avere un buon effetto radiofonico, essere per certi versi un “personaggio”. L’esempio fatto da Della Pietra è quello di Norman Gobbi: fa errori mentre parla in francese, ma tira dritto senza curarsene e ha sempre qualcosa di forte da dire.

Ma come viene deciso se una notizia ticinese deve finire su Forum, InterCité o altri programmi radiofonici della RTS, quasi tutti registrati in diretta? Attraverso più fasi. La prima è la rassegna stampa mattutina, che porta a una proposta che Della Pietra invia al suo caporubrica alle 8:30. A questa segue una riunione telefonica tra tutti i corrispondenti nella quale vengono decise le priorità. Il Ticino entra in gioco soprattutto quando ci sono temi che possono essere paragonati a vicende romande. Suscita infatti sempre molto interesse la Lega dei Ticinesi, vista come termine di paragone col Mouvement Citoyens Genevois o i temi che riguardano Bilaterali, frontalieri e libera circolazione. Temi dove, ci ha detto Della Pietra, sebbene sia la Romandia sia il Ticino siano zone di confine le sensibilità sono estremamente diverse e materia di scambio e confronto.

 

Insomma, il Ticino ha molto da spiegare di sé ma, come ci ha spiegato Marco Petrelli nel modulo seguente, anche la Svizzera ha molto da raccontare al Ticino, sia dal punto di vista storico/culturale sia da quello giornalistico. “Quello che vale in Ticino in una redazione non vale nel resto della Svizzera”, dice infatti Petrelli prima di raccontarci una lunga serie di aneddoti dove scopriamo come in canton Uri il presidente del Consiglio di Stato sia chiamato Landamano, stesso termine con il quale a Davos viene chiamato il sindaco, sindaco che a Poschiavo si chiama Podestà. O come Turgovia abbia due sedi per il Gran consiglio o in Appenzello esterno, di fatto, come partito esista solo il PPD.

Il federalismo e il mandato pubblico della SSR sono due temi indispensabili per capire la Svizzera, un Paese federale ma dentro al quale ci sono differenze storiche, culturali, di tradizioni fino ad arrivare a quelle fiscali: la creazione di un’autentica coscienza nazionale passa anche da questi step. I giornali sono sempre più concentrati sui fatti locali, continua Petrelli. Se anche quotidiani importanti come NZZ o Tagi parlano di Svizzera lo fanno considerando questa o quella decisione politica presa da un Gran consiglio. L’immagine che arriva della Svizzera è limitata e ridotta a cose spesso non essenziali, con una forma e un contenuto spesso per Petrelli discutibili.

E il Ticino, nell’ambito elvetico, come può inserirsi? 140 anni fa Stefano Franscini scrisse che i ticinesi avrebbero dovuto occuparsi di più dei “fatti svizzeri” per evitare di prendere decisioni sbagliate a casa loro. Abbiamo imparato? Per Marco Petrelli no: “abbiamo perso troppi treni, e quello che c’è oggi sembra sempre più un dialogo tra sordi”.

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Link utili:

Testo: Jacopo Scarinci

Foto e link: Martina Salvini

Tweet: Dino Stevanovic

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