Problemi del giornalismo Tecniche di narrazione Tecniche e strumenti

Esplorando i nessi tra letteratura e giornalismo

Il primo passo: uscire dalla zona di comfort, fatta di multitasking e perenne connessione. Appena entrati in aula Nadia Tarantini, energica giornalista, romanziera, ideatrice e docente di numerosi laboratori di scrittura, ci chiede di spegnere i computer e di abbandonare, per una giornata, la nostra condizione di “esseri umani con propaggini meccaniche”. Il suo laboratorio di narrazione costituisce un’occasione rara. Per una volta, nel tirare fuori la penna possiamo dimenticarci di “gabbie concettuali” ed esigenze professionali e sperimentare liberamente con la forma e la creatività, alla ricerca di una maggiore consapevolezza della nostra scrittura.

Ma in un periodo come quello odierno, sovraccarico da un continuo flusso di notizie e informazioni che finisce per provocare assuefazione, perché è importante riscoprire il valore della narrazione? Per differenziare il nostro prodotto da quel flusso omologato, per dare una struttura alla notizia e al nostro pensiero, per suscitare curiosità ed emozioni nel pubblico. E ancora, per divertirci e coinvolgerci noi in primis, riscoprendo la passione per le storie.

La giornata prosegue tra brainstormings ed esercizi pratici. Uno particolarmente utile per l’attività giornalistica concerne il lead, l’incipit, perché è proprio nelle prime parole di un servizio che si gioca la possibilità di innescare lo scatto attenzionale del lettore/ascoltatore/spettatore, catturando il suo interesse e agganciandolo alla notizia. Fra le tipologie proposte da Nadia Tarantini: il lead a citazione (letteraria o di uno dei personaggi della vicenda), la domanda retorica, l’annuncio (un’affermazione generica che crea aspettativa), il lead a commento, quello ad atmosfera (attacco narrativo che crea una determinata ambientazione: drammatica, lirica, comica, ecc.) e quello a conseguenza (attacco che, con uno scombussolamento tra fabula e intreccio, esordisce narrando gli effetti invece dei presupposti).

Nel suo libro Letteratura e giornalismo Alberto Papuzzi ragiona su come la letteratura abbia influenzato lo sviluppo del giornalismo. Le interconnessioni fra i due ambiti raggiungono il loro apice nel Novecento, con una generazione di scrittori-giornalisti (da Montale a Pratolini, da Saramago a Hemingway) che praticarono l’uno e l’altro genere, dando vita a capolavori ibridi. Un esempio su tutti, le pagine di cronaca nera di Dino Buzzati che, senza falsare minimamente la realtà dei fatti, era capace di arricchire i suoi articoli di una tale carica narrativa ed emotiva da trasformarli in letteratura.

Papuzzi risale alle origini dei Penny papers, che nel 1833 sancirono la nascita del giornalismo statunitense. Riprendendo un detto di quei tempi, “News is what newpapermen make it”, osserva come tutto possa diventare notizia e come questa sia imprescindibilmente carica della soggettività dello scrivente. Aggiunge Tarantini: “Un fatto per diventare notizia deve passare sotto la lente di chi lo guarda – il giornalista prima, il lettore poi –; deve esserci un’interazione creativa che rende evidente qualcosa che al primo sguardo non era immediatamente percepibile” (Il nostro giornale quotidiano). Sul peso del punto di vista avevamo fatto un esercizio proprio qualche ora prima. Scrivendo una lettera di finzione intorno al caso milanese di Santoro e Scrofani, ci eravamo resi conto di come la storia e le sue argomentazioni cambiassero a seconda della scelta dell’emittente (lo scrittore) e del destinatario (il lettore).

Ecco che di fronte a questa evidenza il giornalista si trova dunque costretto ad abdicare alla possibilità di riferire La Verità. I concetti di verità e di oggettività assolute vengono sostituite dai valori dell’obiettività e dell’onestà, che in ultima istanza significano fornire al lettore le stesse opportunità che abbiamo avuto noi per farci un’opinione su un dato fatto. Il tema salterà fuori anche domani, discutendo con Gianni Gaggini e Marco Pretelli. L’importanza del giornalismo e dei giornalisti, oggi più che mai, risiede anche nella profonda consapevolezza del proprio ruolo – che non è quello del magistrato né del giustiziere – e nella fiducia (a braccetto con l’umiltà) nella funzione democratica dei media.

 

Linkografia:

  • Alberto Papuzzi, Letteratura e giornalismo, Editori Laterza, 1998
  • Alberto Papuzzi, Il manuale del giornalista. Tecniche e regole di un mestiere, Donzelli, 1993.
  • Nadia Tarantini, Il nostro giornale quotidiano. Il mestiere del giornalista, Pratiche editrice, 1998.
  • Nadia Tarantini, Quando nascesti tu, stella lucente, L’iguana editrice, 2017
  • http://clicksgear.com (Sito di Nadia Tarantini)

 

Post: Barbara Camplani
Immagini e linkografia: Diego Medolago
Tweet: Laura Milani

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