Generi e media Multimedia e online Tecniche di narrazione Tecniche e strumenti

Empatia e umiltà, le parole chiave per un fotogiornalista

“Il ruolo della fotografia non è mai stato tanto cruciale quanto lo è oggi”: Sergio Ramazzotti ha voluto iniziare così la lezione dedicata alla narrazione fotografica. In un’epoca in cui ognuno diventa giornalista grazie a internet e ai social network (il cosiddetto “citizen journalism”), il fotogiornalismo assume un ruolo fondamentale per raccontare al lettore “storie che spesso stanno laddove l’autostrada dell’informazione non è arrivata”. È una rieducazione delle persone ormai assuefatte dal web e dalla televisione. Si impara nuovamente a leggere delle storie di qualità e a guardare le immagini che le raccontano.

Una foto è più forte di un video

Il cervello umano può assumere un ruolo attivo o passivo a dipendenza di ciò che osserva. Nel caso dei video, questo è passivo: lo subiamo e una volta che è finito generalmente lo dimentichiamo. Così non è per le foto o il testo scritto, che consumiamo attivamente, attivando le aree specializzate nella memoria a lungo termine. Per questo motivo è più probabile che restino impressi nella memoria una foto o un testo ben scritto piuttosto che un video.

“Un esempio? L’opinione pubblica è rimasta insensibile per diversi mesi sulla crisi migratoria. Le diverse migliaia di pagine scritte e foto pubblicate non hanno mosso gli animi, fino al giorno che la foto di un bambino ha fatto il giro del mondo. Chiudete gli occhi e vi apparirà: sapete benissimo in che posizione è il suo corpo e il colore della maglietta che indossava. Sì, stiamo parlando di Aylan”.

(©keystone)

Questa immagine è rimasta impressa nella mente di tutti, ha cambiato la storia, diventando un simbolo, e l’opinione pubblica si è resa conto dell’estensione della crisi.

La Verità con la V maiuscola

Una foto, comunque, non presenta mai la verità assoluta e non è mai oggettiva: mostra invece ciò che per il fotografo in quell’istante era la verità. Una situazione a volte ambigua, come dimostrato da questo scatto:

(©Sergio Ramazzotti – Parallelo Zero)

6 persone su 10 pensano che il bambino sia vivo, quando in realtà è nato morto. Ramazzotti spiega: “Avrei potuto chiedere al “dottore” di tenere il neonato diversamente, perché fosse chiaramente comprensibile che era morto, ma avrei alterato la realtà”.

Modificare un’immagine implica modificare la realtà, ma così facendo si tradisce la fiducia di chi guarda: “Dobbiamo garantire che ciò che mostriamo è quanto abbiamo ritenuto essere il più vicino e fedele alla verità in quel momento, da un punto di vista che è sempre soggettivo”.

Il giornalista fa parte della storia

Il lavoro del (foto)giornalista è fatto di un lento e delicato approccio alla storia che sta cercando di raccontare, fino ad entrare a farne parte, sviluppando empatia, e arrivando a sentire ciò che sentono i protagonisti: “Una condizione di quasi invisibilità”.

Un’empatia che però dev’essere portata avanti con delicatezza e umiltà, in particolare quando si racconta un dramma: “In queste situazioni non si entra a gamba tesa, ma in punta di piedi”. Un’umiltà che, oggi, “va sempre più perdendosi. Spesso i giornalisti mancano di delicatezza e puntano il microfono in faccia ai parenti delle vittime chiedendo loro come si sentono. Magari è l’editore che mette loro pressione, ma così perdono la loro empatia e umiltà”.

Sergio Ramazzotti – L’importanza dell’empatia per il lavoro del fotogiornalista

E una volta che il giornalista sviluppa questa empatia, la precisione tecnica diventa irrilevante: “Se pensiamo alle immagini che hanno fatto la storia, la maggior parte delle volte sono imprecise, non particolarmente ben composte, o mosse. Tecnicamente inaccettabili. Eppure la loro forza è inequivocabile. Gigantesca. E questa forza è sviluppata dalla straordinaria empatia che il fotografo è riuscito a mettere nell’immagine”.

Il pericolo dell’empatia

Un eccesso di empatia può però diventare dannoso, perché non ci permette di fare il nostro lavoro al meglio. E per trovare un equilibrio, il lavoro è costante: “Non esiste una formula magica”.

 

Testo: Marija Milanovic
Link e foto: Alessia Wyttenbach
Twitter: Raffaela Brignoni

Link utili:

 

Il tuo commento