Etica e diritto Inchiesta

Criminalità economica e informazione

Il tema della criminalità economica è estremamente complesso. Può essere una materia ostica per giudici e procuratori. E per i giornalisti. Perché sono necessarie conoscenze di economia e di finanza. Eppure è importante occuparsene, perché i danni inflitti da questo tipo di criminalità sono ingenti e non riguardano solo l’alta finanza, ma anche lo Stato. Nel 2016 in Ticino ci sono stati fallimenti per ben 200 milioni di franchi; non si sa quanti di questi possano avere connotazioni penali, quel che è certo è che si tratta di cifre ingenti.

In Svizzera, cresciuti nel benessere della piazza finanziaria del dopoguerra, paghiamo le conseguenze della nostra visione della finanza. “Il nostro approccio al denaro è fondato su tre punti: pecunia non olet, non siamo spie, non siamo poliziotti. E anche i politici a livello nazionale sono figli di questa politica” spiega Fabio Tasso, capo della Sezione reati economici e finanziari della Polizia cantonale. Insomma, a lungo si è difesa la posizione di uno Stato che non deve immischiarsi dei fatti economici. E solo nel 2016 è stata introdotta nel codice penale una legge contro la corruzione tra privati. Prima le bustarelle erano considerate un elemento dell’economia.

La difficile lotta alla criminalità economica
Quello che rende difficile la lotta alla criminalità economica, è dovuto alla sua stessa natura. Non ne esiste una chiara definizione, è difficile da scoprire, si sviluppa seguendo vie complesse e spesso si trova in una zona grigia: la frontiera tra lecito ed illecito non è sempre chiara. E in un contesto globalizzato, anche le frontiere geografiche si fanno labili. La criminalità organizzata dal sud Italia si è estesa alla Lombardia e si è infiltrata anche in Ticino, reso attrattivo dalla sua posizione strategica tra nord e sud Europa ma anche dal fatto che in Svizzera, come spiega Tasso “non abbiamo sviluppato un apparato di contrasto e degli anticorpi, come invece ha fatto l’Italia, che ha conosciuto il terrorismo, le brigate rosse”. La nostra legislazione, rispetto a quella italiana, è ancora “immatura” in materia di crimini economici ed il Ticino è quindi percepito come un Eldorado per affari criminali.

È compito dello Stato dotarsi degli strumenti necessari per far fronte a questo fenomeno. Al momento, con 21 agenti attivi nella Sezione reati economici e finanziari in Ticino, le forze a disposizione sono decisamente insufficienti. Ma i media, suggerisce Tasso, potrebbero apportare le loro competenze per svolgere il loro compito di “cani da guardia” informando l’opinione pubblica su fatti tanto rilevanti. Forse invece di dedicare fiumi d’inchiostro al lupo che ogni tanto sbrana qualche pecora sui nostri monti, sarebbe opportuno concentrarsi più spesso sui lupi di Wall Street di casa nostra. A condizione di avere gli strumenti adatti per farlo, e che secondo Fabio Tasso si possono riassumere così:

  • Non alimentare falsi miti. Non menzionare cifre non verificate
  • Analizzare con senso critico le statistiche
  • Capire il problema alla base e documentarsi
  • Fare le domande giuste
  • Non esitare a chiedere una seconda volta se la dinamica non è chiara
  • Riflettere sulla posta in gioco: cosa sta dietro al singolo episodio di criminalità economica?
  • Avere pazienza, perseveranza e obiettività, perché in alcuni casi ci si trova di fronte a enigmi che solo con inchieste approfondite e ben documentate si possono risolvere.

Link:

  • Reati finanziari, meno lavoro per la Polizia nel 2016 ma decisioni della Procura triplicate (La Regione, 4.4.2017)
  • Ticino, la mafia addosso (Libera TV, 18.5.2017)

Articolo: Raffaela Brignoni
Foto e link: Alessia Bergamaschi
Tweet: Martina Salvini

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