Inchiesta Problemi del giornalismo Ricerca e verifica

“Ricerca della verità, indipendenza di giudizio e rispetto delle persone: la nostra dottrina”

Temi religiosi nei media: il tema della lezione di Carlo Silini

“Oggi nei media che trattano temi religiosi distinguiamo essenzialmente due tipi di approccio: uno è quello laicista, per cui ogni credenza è superstizione e viene trattata con sufficienza, e l’altro è quello bigotto, per cui il clero e il dogma sono intoccabili. In realtà non esiste un giornalismo religioso o laico: esiste solo ben fatto o fatto male”. Ha esordito così Carlo Silini, editorialista e caporedattore delle pagine di Primo Piano, Cultura, Spettacoli e del settimanale Extra del Corriere del Ticino alla lezione dedicata all’informazione religiosa, sabato 20 maggio. Laureato in teologia, Silini ha curato numerosi reportage e inchieste a tema religioso, occupandosi ad esempio del Ticino magico, dei movimenti spirituali alternativi e dell’Islam di casa nostra.

Obiettività: senza di essa non vi è giornalismo, nemmeno quello in ambito religioso
Tutti i media hanno una religione. E non è il proselitismo”, ha proseguito, sottolineando che la vera missione giornalistica, la ricerca della verità, va sempre seguita: “Anche in una testata a favore della Chiesa le opinioni vanno distinte dai fatti”. Anche la propria fede o il proprio scetticismo verso ogni forma di esperienza non scientificamente comprovabile deve quindi essere messa da parte per lasciare spazio all’obbiettività (come commentato anche nella seconda risposta nella breve videointervista).

I valori notizia e le tre “S”: criteri attuali in ogni tipo di prodotto giornalistico
In Ticino oggi la religione di cui si parla maggiormente è l’Islam”, ha osservato Silini. Una scelta editoriale giusta in un contesto in cui i musulmani rappresentano meno del 2% della popolazione cantonale? Ha rilevanza da un punto di vista sociale? “I media – spiega il giornalista – sono prigionieri dei valori notizia: l’esclusività, la novità, la singolarità dell’avvenimento, l’impatto sulla collettività, l’impatto emotivo e la stravaganza, tra cui quest’ultimo è uno dei criteri più sfruttati quando si trattano temi legati alla fede. E così le tre ‘S’ – sangue, soldi e sesso – anche in ambito religioso sono criteri di cui le testate si alimentano molto”. Ecco allora che preti pedofili, vescovi spendaccioni e attentati terroristici in nome di una fede diventano notizie largamente cavalcate. Nonostante ciò, Carlo Silini non crede che i media, che sono anche formatori dell’opinione pubblica, riescano a modificare l’orientamento spirituale del loro pubblico (vedi video).

Alcuni gravi errori
Nel riferire di realtà poco familiari, fare riferimento al proprio sistema concettuale può rivelarsi un grave errore: “Tentare ad esempio di riferirsi alla struttura dell’Islam nello stesso modo con cui ci riferiamo alla nostra Chiesa è impossibile e sbagliato. L’Islam non ha gerarchia. Non ha un capo della fede. Il vaticano del mondo islamico non esiste e non va cercato. E cadiamo in errore quando ci riferiamo ad un imam come se fosse l’equivalente di un sacerdote”. “Ma lo sbaglio macroscopico – aggiunge Carlo Silini – è lo spostamento semantico che ha portato all’equazione per cui terrorismo significa Islam e Islam significa terrorismo”. Come fare allora del buon giornalismo sul mondo islamico? “Documentandosi, frequentando la comunità musulmana, comprendendone i costumi e creandoci una chiave d’accesso”. Lo stesso, va da sé, vale per ogni altra comunità e fede religiosa.

La figura del vaticanista
Una piccola polemica, in fine, Silini l’ha rivolta ai professionisti dell’informazione vicini ai detentori del potere religioso. Come i vaticanisti, documentati e informati, ma ai quali non si può richiedere un approccio critico: “Il vaticanista è l’esperto del gruppo detentore del potere. Il suo vantaggio è il diretto contatto con le alte cariche. Il suo svantaggio: vi è legato. Ha sì competenza, ma su un solo segmento: quello del potere”.

I pilastri su cui si deve basare il lavoro del buon informatore religioso, ha concluso Silini, sono dunque gli stessi del buon informatore in qualsiasi altro ambito:

“Ricerca della verità, indipendenza di giudizio e rispetto delle persone: questa è la nostra dottrina”.

Link utili:


Testo, foto e video: Giorgia von Niederhäusern
Link: Alessia Wyttenbach e Giorgia von Niederhäusern 
(Twitter: Elisabeth Camozzi)

Il tuo commento