Rassegna stampa

Non solo i big della Rete raccolgono informazione sugli utenti. In Svizzera gli editori cambiano le regole per avere dati per marketing e analisi di mercato

Fonte: Prima Comunicazione
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I giganti internazionali come Facebook e Google non sono gli unici a raccogliere i dati dei loro utilizzatori a fini pubblicitari. Anche imprese svizzere, come Tamedia o Swisscom, hanno cambiato le loro regole sulla confidenzialità e si lanciano in questo settore.

Qualche settimana fa – riporta Tio.ch –  gli utenti del sito di vendite online Ricardo sono stati avvisati per e-mail del cambiamento delle regole. Le informazioni potranno essere trasmesse a Tamedia, proprietaria della piattaforma internet, per «permettere lo scambio di dati». In un documento di dieci pagine il sito spiega che Tamedia può raccogliere le informazioni da tutte le sue pagine internet e utilizzarle per marketing o analisi di mercato.

Il gruppo editoriale zurighese ha iniziato a unificare la politica sulla confidenzialità un anno e mezzo fa, spiega all’ats il portavoce Christoph Zimmer. I cambiamenti riguardano il giornale gratuito “20 Minutes”, i quotidiani a pagamento, i domenicali, tutte le riviste e i siti Homegate, Olmero, Ricardo, Starticket e Tutti.

Christoph Zimmer (foto Twitter)

Christoph Zimmer (foto Twitter)

Tamedia registra nome, indirizzo, sesso e indirizzo e-mail dell’utente, ma anche il suo comportamento online. Il gruppo sa quali rubriche dei giornali l’utente consulta più spesso ed esaminando i 29 siti riesce a capire quale musica o quale sport preferisce, se ha figli o è alla ricerca di un appartamento.

Si tratta di dati interessanti per i pubblicitari perché chi cerca un appartamento, ad esempio, probabilmente avrà bisogno di nuovi mobili, oppure chi ha figli vorrà prenotare vacanze in famiglia. Google e Facebook utilizzano già da anni i dati per pubblicità mirata. Secondo uno studio della Fondazione statistica svizzera in pubblicità, con questo sistema Google ha realizzato 450 milioni di entrate pubblicitarie in Svizzera, pari al 41% del totale dei ricavi pubblicitari online.

I rapporti di forza in questo settore dovrebbero cambiare, spiega Manuel Puppis, specialista dei media all’università di Friburgo. «I media classici, ma anche le imprese di telecomunicazione come Swisscom, cercano di accaparrarsi una fetta di torta». E la condivisione dei dati è un buon metodo per arrivare ai loro fini. I gruppi mediatici devono trovare nuovi mezzi per generare entrate visto che quelle degli annunci pubblicitari sono calate di quasi la metà in dieci anni.

Tamedia e Ringier hanno iniziato a diversificare i loro affari anni fa acquisendo siti internet che sperano di rendere redditizi grazie alla raccolta di informazioni. L’anno scorso Ringier, assieme a SSR e Swisscom, ha lanciato la società Admeira, destinata a fare concorrenza alle finestre pubblicitarie estere. Admeira ottiene dati sulle dimensioni dell’economia domestica, la classe di reddito, il potere di acquisto e le abitudini degli abbonati principalmente da Swisscom e Swisscom TV. Ringier per il momento non ha ancora condiviso le informazioni provenienti dai suoi siti.

L’incaricato federale per la protezione dei dati, Adrian Lobsiger, ritiene problematica la raccolta di dati degli utenti internet (webtracking) a fini pubblicitari. L’utente deve espressamente confermare di essere stato informato della raccolta e approvare il webtracking. Per evitarlo, Mister Dati consiglia di cancellare la cronologia dopo ogni sessione o di utilizzare la funzione “do not track” presente su alcuni browser. L’utente però non ha nessun mezzo per verificare se la sua volontà è rispettata.

Manuel Puppis consiglia di informarsi sulle disposizioni di confidenzialità, ma ammette che per chi non è giurista le spiegazioni sono difficilmente comprensibili.

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