Etica e diritto Inchiesta Problemi del giornalismo

Un richiamo alle regole e al rigore

Nell’ambito dell’inchiesta, il giornalista riuscirà ad attenersi a tutti i fatti e a restare obiettivo o si lascerà coinvolgere e inizierà a seguire i propri interessi o quelli di terzi? Il giornalista è un cane da guardia o piuttosto un cane da salotto?

Sono queste le domande che si sono posti Fabio Pontiggia, direttore del Corriere del Ticino, e Ruben Rossello, presidente dell’Associazione ticinese dei giornalisti.

Innanzitutto: come nasce un’inchiesta? Secondo Pontiggia, la maggior parte delle volte una talpa passa informazioni a un giornalista, che inizia ad indagare. Senza questo passaggio di informazioni dalla talpa al giornalista, chiaramente, l’inchiesta non ci sarebbe.
Da qui in poi il giornalista inizia ad indagare. Per Pontiggia, però, una volta pubblicata l’inchiesta, il lavoro giornalistico si trasforma spesso in “una sorta di match tra il giornalista o il giornale e la persona o l’istituzione presa di mira. A questo punto l’obiettivo non è più informare, ma colpire”.

Bisogna inoltre ricordare che la talpa ha sempre un motivo e degli interessi per i quali ha passato determinate informazioni al giornalista. È l’informatore a decidere “quale porzione di verità far emergere e quale invece tenere nascosta, in base non agli interessi del pubblico, ma ai suoi interessi particolari”. E in tutto ciò anche il giornalista ha una testa e un cuore…e un superiore. Pontiggia ricorda poi che il giornalista, anche se cane da guardia, ha comunque un padrone al quale deve obbedienza. Si viene dunque a creare “l’effetto tenaglia” sul giornalista. Quest’ultimo dipende dall’informatore, ma avrà anche simpatie e antipatie politiche e una sua personale visione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Secondo Pontiggia, dunque, la missione del giornalista non è fare il cane da guardia della democrazia, ma più umilmente informare, cioè riferire i fatti così come umanamente possono essere conosciuti e – con professionalità – ricostruirli con le parole, con le immagini o con i suoni.

Secondo Ruben Rossello, invece, il giornalismo d’inchiesta esiste e, se fatto con rigore, può far bene.
È però chiaro che “bisogna avere una posizione da giornalista rigoroso, serio, consapevole delle proprie responsabilità ma anche delle proprie possibilità”. Anche Rossello sottolinea che chiaramente il giornalista può diventare vittima degli interessi della talpa, ma proprio per questo deve lui stesso diventare un filtro che riporta solo “ciò che è di interesse pubblico”. Per Rossello nell’inchiesta “il giornalista arriva a una sua conclusione. Non deve erigersi a giudice, ma dare una piccola valutazione”.

Alla fine, la discussione durante il corso di giornalismo ha portato a un richiamo forte alle regole e al rigore. Il giornalista deve essere consapevole delle regole, degli strumenti, dei limiti, ma anche dei suoi diritti.


Link utili:

Articolo: Alessia Wyttenbach
Foto, link e tweet: Marija Milanovic

Il tuo commento