Problemi del giornalismo

L’inviato di guerra oggi

Oggi chiunque può creare e pubblicare contenuti da ogni parte del mondo. Ma in questo contesto ha ancora importanza la figura dell’inviato di guerra? «Assolutamente si». Esordisce così Lorenzo Cremonesi, giornalista corrispondente e inviato di guerra del Corriere della Sera.

Nell’era del «citizen journalism», il giornalismo partecipativo, ci vuole qualcuno in grado di fornire una chiave di interpretazione dell’intera storia. Altrimenti il rischio è di svelare unicamente una realtà parziale e manipolata di ciò che accade. Una realtà guidata da una mera rincorsa alla spettacolarizazzione dei vari mass media, dal bisogno di fare audience. Un pericolo che andrebbe a sommarsi a quello da sempre presente nei conflitti: la disinformazione. Trovare la verità quando le informazioni sono guidate dagli interessi di chi combatte, non è semplice: ognuno esagera o minimizza i fatti a dipendenza dei propri interessi.

L’inviato di guerra ha una visione dell’intera storia e sa fornirne una chiave di interpretazione.

Un esempio? L’immagine di violenza che percepiamo oggi dell’ISIS, nasconde fenomeni sociali ben più complessi. Quando nel 2003 gli Stati Uniti hanno rovesciato il regime di Saddam Hussein, la minoranza sunnita del Paese che lo sosteneva, si è alleata per combatterli. È nata così Al Quaida in Iraq, che nel 2013 si è alleata a quella della Siria portando alla nascita dell’ISIS. Gli attentati che vediamo oggi in Europa sono dunque l’effetto di anni e anni di guerre combattute in Medio Oriente. Ma è fondamentale capirne anche le cause. Quelle che puo’ spiegarci, appunto, l’inviato.

In Afghanistan e Iraq giravo vestito da arabo con la barba lunga. E sporcavo la macchina del mio autista con fango e terra.

Se per l’inviato di guerra alcuni elementi, come il pericolo della disinformazione, permangono, altri sono cambiati. Oggi i massa media non hanno i soldi che avevano in passato per sostenerli. Un cambiamento positivo per Cremonesi. Si evita così di dare nell’occhio con agenti di sicurezza e auto blindate. Meglio infine, per lo stesso motivo, girare da soli o in coppia. Si contribuisce così inoltre a una differenziazione delle notizie delle varie testate. Anche tra i giornalisti c’è dunque conflitto, ma costruttivo.

Link utili:

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/09_Settembre/10/rapito.shtml

http://www.panorama.it/news/esteri/siria-documentare-morte-foto-caesar-maxxi-roma/

http://www.corriere.it/firme/lorenzo-cremonesi

http://corsodigiornalismo.ch/blog/docenti/cremonesi/ 

 

 

Articolo: Sarah Ferraro

Link e foto: Giorgia von Niederhäusern

Twitter: Marija Milanovic

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