Problemi del giornalismo Tecniche e strumenti

Aldo Bertagni: “Restituire al lettore la bellezza della parola”

Il giornalista e relatore della mattinata Aldo Bertagni

Per scrivere un articolo servono delle regole. Celeberrime sono le 5 W (Who, What, Why, When, Where), le domande a cui bisognerebbe fornire una risposta fin dalle prime righe del pezzo. Di fronte all’evoluzione della società sono ancora valide? O sono piuttosto andate modificandosi? E la scrittura? Come si è evoluta? Ne abbiamo parlato con Aldo Bertagni, vicedirettore de laRegione. Se è vero che la ricchezza del vissuto non può essere esaurita nel testo scritto dell’articolo, fondamentale è la maniera in cui lo si racconta.

I tre quotidiani ticinesi

“Non esistono i fatti ma solo le interpretazioni”, secondo Bertagni. Ogni fatto è soggetto alle interpretazioni e diviene quindi necessario corredarlo di un contesto che ne agevoli l’interpretazione. In questo modo permettiamo al lettore di farsi un’idea più ampia.

“Il giornalista deve tendere all’oggettività, ma non avere fin dal principio tale presunzione”, spiega Bertagni. L’oggettività resta fondamentale, ma come arrivarci? Fondamentale è conoscere il contesto e capire anche cosa lo regola, ossia tutti quei dettami concordati e condivisi da tutti.

La scrittura giornalistica ha subito nel tempo impostazioni diverse, è andata modificandosi in base alle culture, spesso associando la narrazione alla cronaca. Ma, pur nella varietà di “giornalismi” possibili, esistono alcune regole di base, in primis nella strutturazione del testo.

Essenziale è l’attacco del pezzo, il lead, a cui spetta il compito di attirare l’attenzione del lettore a tal punto da tentare di portarlo fino alla fine del testo.

L’articolo deve cantare, avere un’armonia di sottofondo udibile. E lo deve fare nella sua semplicità, trovando un equilibrio che permetta di non scadere nel banale. Bisogna restituire al lettore la bellezza della parola scritta. 

Lo scopo è restituire l’essenza della notizia: sintetizzare senza però banalizzare e cadere nella retorica del luogo comune. Nella prima parte dell’articolo è imprescindibile rispondere a 6 domande: Chi – cosa – dove- quando – perché – come. Si sono adattate anch’esse alla mutazione sociale? Come?

Le domande del giornalismo.

Chi – Di fronte alle nuove leggi che impongono di chiedere ai parenti stretti il permesso di scrivere il nome della vittima, se questo viene negato viene a mancare il “chi”. La vittima viene privata della sua storia, della sua umanità, limitando quindi l’empatia. Oggi esiste una maggiore sensibilità nei confronti della privacy e stabilendo che è diritto delle famiglie impedire che venga diffuso il nome del congiunto significa stabilire una regola precisa. Il “chi” offre prospettive differenziate.

Come – Fondamentali per il “come” sono le fonti, la rete di contatti che ci si costruisce nel tempo, intessendo rapporti e relazioni. La loro importanza è imprescindibile per conoscere i fatti e riuscire a muoversi sul territorio.

Dove – La prossimità ricopre l’interesse principale del lettore. Con l’avvento dell’online abbiamo coltivato l’illusione che gli spazi si siano ristretti. Il nostro interesse per una notizia distante è data da un’illusione di empatia collettiva, come nel caso dell’attenzione riservata dai media nel caso del disastro di Fukushima del 2011. D’altra parte, invece, essere dentro a una notizia non necessariamente permette di coglierne l’essenza. Fuori dal contesto, per contro, la visione d’insieme può risultarne facilitata. Un esempio è l’attenzione con cui viene seguito l’operato dei soccorritori ticinesi in Abruzzo, esaltando la positività delle figure che si sono mosse alla volta dell’Italia. Un’attenzione effetto della prossimità. Ma cambiando punto di vista è evidente come, nell’economia della vicenda, l’impegno dei ticinesi non sia che una piccolissima parte della storia.

Quando e perché – Sembrano essere quasi passati in secondo piano. Informarsi richiede uno sforzo, sottolinea Bertagni, e rappresenta un investimento di tempo e attenzione. Il “perché” oggi è sempre più fumoso e condizionato dalla pluralità delle ipotesi. Sarebbe quindi opportuno collocarlo altrove nella pagina, connotandolo in maniera diversa, attraverso altre forme, come ad esempio le interviste. Con la preponderanza assunta dalle immagini, sulla stampa la scrittura corre il rischio di vedersi sacrificata, contraddicendo la specificità stessa del quotidiano, per sua natura costruito sul racconto.

Aldo Bertagni

Il corpo del testo è invece il luogo in cui, dopo aver dato la notizia, al giornalista è concesso essere se stesso, divenendo riconoscibile al lettore per la maniera con cui si sceglie di argomentare e narrare quanto anticipato nel lead.

In un’epoca in cui le opportunità di lettura si moltiplicano, bisogna evitare le “parole-richiamo” e le espressioni ridondanti.  Spesso usiamo parole che, toccando i tasti giusti, permettono di accattivarsi il lettore. Ma, avverte Bertagni, “l’empatia, l’autoreferenzialità e la stanchezza delle espressioni trasformano il giornalismo in ancella del potere.” Una tendenza preoccupante vede il giornalista divenire sempre più spesso il prodotto, surclassando la notizia. “Bisogna tornare con rigidità a ribadire con forza che si vuole raccontare i fatti e il giornalismo deve difendere la propria identità recuperando la scrittura”, avverte il vicedirettore de laRegione.

 

 

Link utili:

 

Articolo: Martina Salvini

Link e foto: Alessia Bergamaschi

Tweet: Raffaela  Brignoni

Il tuo commento