Problemi del giornalismo Visite e trasferte

Futuro del giornalismo, Maurizio Molinari: ‘Sarà declinato su più professionalità’

Marco Sodano (digital editor) e Maurizio Molinari (direttore) de 'La Stampa'

“Avrà successo chi saprà proporre contenuti di qualità, da fornire attraverso tante piattaforme”. La ricetta per uscire rafforzati dal periodo di crisi che il settore mediatico sta attraversando, secondo il direttore de La Stampa Maurizio Molinari, deve necessariamente tener conto della “moltiplicazione dei canali” – che porta e sempre più porterà alla creazione di nuove professionalità, da un lato – e di quello che è “un vecchio mestiere, che resta sempre lo stesso” dall’altro. Innovazione e qualità.

Il quotidiano ha festeggiato i 150 anni il 9 febbraio scorso

Alla ricerca di un nuovo modello di business

Tra i momenti clou della visita al quotidiano torinese, l’incontro con il direttore – entrato in carica nel 2016 e forte di un’esperienza internazionale, maturata soprattutto negli Stati Uniti – ha permesso di porre l’accento in particolar modo sul futuro del giornalismo. “Il modello di business – ha spiegato – basato sulla speranza che la pubblicità sull’online avrebbe compensato il calo di quella sul cartaceo non ha funzionato. In questo momento c’è la ricerca di un nuovo modello”. Una prospettiva che parte dal presupposto che attualmente vi sono cinque principali piattaforme informative – giornali cartacei, radio, tv, siti e social media -, ciascuna con linguaggi propri e a cui se ne potrebbero nel breve termine aggiungere altre “legate, ad esempio, alle realtà virtuali”. “Malgrado vi siano situazioni di sovrapposizione – ha aggiunto durante il suo intervento il direttore -, si tratta di consumatori diversi, tali prevalentemente a causa del fattore tempo e della conseguente fruizione della notizia”. La varietà degli utenti delle singole piattaforme in futuro sarà sempre meno legata all’età: “Non c’è dubbio che ora come ora il cartaceo sia consumato soprattutto da over 40 e i social dai più giovani, ma si tratta di una fase transitoria. L’uso delle nuove tecnologie è e sarà sempre più legato al tempo libero a disposizione, destinato ad aumentare, e sempre meno a fattori anagrafici”.

Da sempre un legame stretto con la sua città, Torino

Nuove professioni, vecchi consigli

Consumatori diversi, con esigenze differenti e quindi con molteplici professionalità dietro alla notizia. “Ci sono nuove professioni che sono destinate a creare migliaia di posti di lavoro in futuro – ha ipotizzato Molinari -, dalla grafica al design, dal packaging al fact checking. Il giornalismo sarà declinato su più professionalità fatte per intercettare settori diversi di mercato che cambiano rapidamente. Pensiamo anche ai sistemi editoriali: in genere sono costantemente indietro rispetto alle piattaforme su cui operano e vanno altrettanto costantemente aggiornati; serve una nuova generazione di programmatori”. E se la tecnologia sarà inevitabilmente al centro del lavoro dei giornalisti di domani, i trucchetti del mestieri per svolgerlo al meglio secondo il direttore sono gli stessi di sempre: “Andare sul territorio e cercare le notizie, avere passione, fare sacrifici, verificare e curare le proprie fonti. Bisogna essere umili e annullare sé stessi per capire una notizia, saper essere ingenui per farsi sorprendere e cogliere un fatto. La chiave del successo sono lo studio e l’approfondimento”.

Articolo: Dino Stevanovic

Foto: Alessia Bergamaschi

Tweet: Barbara Raveglia

Il tuo commento