Problemi del giornalismo

Il difficile mestiere del giornalista

Trovare la dimensione del giornalista nel panorama del mondo attuale e capire quale potrà essere – se ci sarà ancora – in quello del futuro: è questo il filo rosso che tesse i nostri incontri. Se da una parte si tratta di una legittima preoccupazione, dall’altra può e deve rappresentare lo slancio propulsivo della nostra “missione”. Lo scorso sabato il tema è stato affrontato in primo piano da Christian Campiche, presidente di Impressum, la più grande associazione di giornalisti svizzeri. Campiche è stato spalleggiato da Ruben Rossello, presidente dell’Associazione Ticinese Giornalisti (ATG), che ha introdotto la conferenza infondendo un messaggio di speranza a chi intende lanciarsi nella professione:

Chi ha voglia di fare, chi ha estro riuscirà sempre a trovare il suo spazio; le pagine aspettano qualcuno che ha voglia di raccontare con passione.

«La lettre hebdomadaire»

La crisi che colpisce il giornalismo del nostro tempo ha una doppia natura: strutturale e morale. Con la definizione di crisi strutturale Campiche ha fatto riferimento alla difficoltà di autosostentamento della stampa: il modello basato sulla pubblicità –  l’hanno evidenziato anche altri relatori – è ormai fallito. D’altro canto è in atto una crisi morale, quasi identitaria, riferita all’essere giornalisti oggi: è su questa che il presidente di Impressum ha voluto porre l’accento.

La gente pensa che Facebook e Twitter siano giornalismo: bisogna far capire che non è così.

Campiche ha poi precisato che “la rete sociale offre un numero inverosimile di notizie, ma non dà la gerarchia dei fatti, non esiste criterio di scelta.” Nell’errore a volte cadono pure i giornalisti stessi, che perdono la misura delle notizie. I giornalisti devono capire qual è il senso del loro mestiere, coglierne la vera natura. A questo proposito la dichiarazione dei diritti e dei doveri del giornalista definisce il ruolo civico della professione, rappresenta una sorta di giuramento d’Ippocrate nell’ambito della medicina. La missione del giornalista dev’essere quella di informare nel modo più indipendente possibile, svincolato dai poteri forti. In questa prospettiva Christian Campiche ha citato Orwell:

Il giornalista deve andare nei luoghi dove nessuno vuole che vada.

Quali esempi di giornalismo cattivo, il presidente di Impressum ha citato la stampa gratuita, accusata di “non dare notizie veramente civiche”. A mo’ d’esempio Campiche ha portato un titolo da prima pagina del «20 Minutes»: “Il massacre sa voisine avec une fourchette”. Un altro grave problema all’interno di questi fogli sono le pubblicità spacciate per articoli.

Si tratta di un chiaro attentato all’articolo 10: chi fa pubblicità deve dichiararlo.

L’ultimo numero di «L’Hebdo»

Il discorso è poi caduto inevitabilmente su un caso recente, ovvero la chiusura del settimanale losannese «L’Hebdo». Il caso ha sollevato grande clamore in Romandia e in tutto l’ambiente giornalistico svizzero. Ci si chiede come sia possibile che un grande gruppo editoriale come Ringier, che realizza utili ogni anno, possa decidere di far sparire un giornale soltanto perché non rappresenta una fonte di guadagno, tagliandolo come fosse un ramo secco. Campiche aveva già intuito come sarebbero andate le cose tre anni orsono: “Quando Ringier ha comprato «Le Temps», la fine di Hebdo era già segnata”. Ma il discorso del presidente di Impressum è ancora più drammatico:

I guadagni dei gruppi editoriali non vengono più reinvestiti nella stampa: gli editori sono diventati dei mercanti.

Campiche ha comunque voluto chiudere il suo intervento con una nota lieta, indicandoci che il giornalismo continuerà a vivere anche in futuro, benché in una forma diversa da quella attuale. Alla domanda se la stampa scritta avrà ancora futuro il presidente di Impressum ha risposto così:

Io penso che ci sarà sempre qualcosa su carta, ma non nello stesso modo. Bisognerà tornare ad avere pochi fogli, senza pubblicità, come avveniva negli anni prima della guerra.

Secondo Campiche l’avvenire del giornalismo avrà una dimensione civico-locale, anzi iperlocale: una stampa di quartiere per essere sempre più vicina alle persone.

Link sulla vicenda «L’Hebdo»:

Testi di approfondimento:

  • Roger de Diesbach, Presse futile, presse inutile, Slatkine;
  • Christian Campiche e Richard Aschinger, Info popcorn, Eclectica;
  • Christian Campiche e Richard Aschinger, News-Fabrikanten, Europa Verlag.

Testi di approfondimento

Articolo: Igor Zellweger; Link e fotografie: Jacopo Scarinci; Tweet: Roberta Rinaldi.

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