Panorama editoriale

Marcello Foa e le difficoltà dell’editoria ticinese

Marcello Foa con Aldo Sofia e Gianni Gaggini

Nel mondo della stampa una delle più importanti categorie in gioco è quella degli editori, con cui i giornalisti sono chiamati a confrontarsi costantemente, a volte – l’abbiamo visto con Campiche – in maniera non del tutto serena. Come sta quindi l’editoria ticinese? Ne ha parlato Marcello Foa, amministratore delegato del gruppo MediaTi. Giornalista, scrittore e docente universitario, Foa ama definirsi una figura atipica nel panorama dell’editoria svizzera. Circa dieci anni orsono fondò l’osservatorio del giornalismo, per interrogarsi sul futuro della stampa e  capire quale avrebbe potuto essere il futuro della nostra professione.

Essere editori in Ticino non è facile.

Negli altri paesi ci sono delle testate faro che influenzano tutte le altre. In Svizzera le cose sono diverse: nel nostro Paese non esiste un giornale capace di parlare simultaneamente a tutti gli svizzeri, evidentemente perché ogni regione linguistica ha i suoi giornali di riferimento.

Foa distingue sostanzialmente due tipi di editori: quelli quotati in borsa, che badano anzitutto al guadagno, e quelli la cui missione fondamentale è di proteggere la libertà di stampa e fare buon giornalismo. In questo secondo gruppo Marcello Foa inserisce il «Corriere del Ticino», fondato da Agostino Soldati alla fine del diciannovesimo secolo.

Il «Corriere» è azionista di molte altre testate: ciò dimostra che il gruppo è diventato multimediale e tiene fede al pluralismo del Cantone.

Marcello Foa è poi tornato sull’attuale crisi dei giornali di carta, che ogni anno registrano un’erosione degli abbonamenti e delle tirature. In questa prospettiva la Svizzera rappresenta un vero baluardo per la stampa: i giornali si continuano a leggere molto e del mezzo cartaceo si fruisce maggiormente rispetto agli altri Paesi europei. La Svizzera è la seconda nazione al mondo – dietro al Giappone – per lettori della carta stampata, ben due terzi della popolazione; una porzione che in Ticino sale addirittura all’80 percento! Al di là di questi dati confortanti, gli editori sono consci che, se si vuole continuare a raggiungere il pubblico più giovane, non si può pensare che basti la carta:

Bisogna capire la realtà e compiere un esercizio di costante adattamento, non facile ma affascinante, come ogni sfida.

A questo proposito Foa ha citato Indro Montanelli: “quando scrivo un articolo devo farmi capire da tutti, non è mai colpa del lettore”. La sfida per noi giornalisti è allora quella di riuscire a proporre un giornalismo di qualità, credibile, pluralista, anche in questo contesto.

Oggi circa il 50 percento dell’informazione è generata da tablet e smartphone, e la consultazione di questi dispositivi predilige una comunicazione spiccia, sintetica. In particolare, come altri relatori anche Marcello Foa ha evidenziato l’importanza di puntare su un’informazione regionale, molto più aderente alla realtà della gente.

Non sappiamo se la gente continuerà a leggere su carta, ma di sicuro l’immobilismo non porta da nessuna parte. Bisogna avere la voglia e la sensibilità per proporre nuove forme di giornalismo.

Il vero problema con cui gli editori devono confrontarsi oggi è il calo della pubblicità, che tende a frammentarsi nei vari canali d’informazione. In passato si credeva che la pubblicità su carta si sarebbe trasferita sul web, oggi però ci accorgiamo che la realtà dei fatti è ben diversa. Gli studi hanno dimostrato che la pubblicità cartacea ha un impatto maggiore e più duraturo nel tempo. Com’è possibile generare introiti pubblicitari su uno schermo piccolo come quello degli smartphone?  Non esistono ancora delle risposte, ma sono queste le sfide che attendono l’editoria nei prossimi anni.

Non si è ancora riusciti a fare in modo che il fruitore di internet non percepisca l’inserto pubblicitario come invasivo.

In conclusione Foa ha accennato a un’importante scelta editoriale compiuta dal «Corriere del Ticino» alcuni anni orsono: il giornale decise di coprire la seconda e la terza pagina con una nuova rubrica di approfondimento. Una decisione che a molti potrebbe apparire sorprendente e in controtendenza, ma che l’amministratore delegato ha spiegato così:

L’idea è che sulla notizia dell’ultima ora saremo sempre in ritardo, mentre l’approfondimento offre qualcosa in più: anche le persone che già conoscono la notizia possono leggerlo volentieri.

 

Link sull’argomento:

Articolo: Igor Zellweger; Link e fotografie: Jacopo Scarinci; Tweet: Roberta Rinaldi.

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