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Prossimità sul web: come?

“La prossimità sul web, ma come?”: a questa domanda hanno provato a rispondere Matilde Casasopra, responsabile della redazione Multimedia/Newsdesk della RSI (rsi.ch e teletext), e Marco Bazzi, co-fondatore e direttore del portale liberatv.ch.

La rete ha portato a un cambiamento del ruolo di giornalista, che, precisa Casasopra, “oggi deve essere multiface”, poiché non si occupa più solo di scrivere un articolo, ma spesso gira e monta video, multimedializza quanto produce (aggiungendo foto, video, audio, link, infografiche), e lo condivide sui social media.

Sei le parole importanti, secondo i due relatori, per capire di cosa stiamo parlando:

  1. Giornalismo
  2. Prossimità
  3. Cronaca
  4. Fonti
  5. Multimedialità
  6. Social

(video di Fabio Salmina)

Giornalismo

Bazzi: Per fare questo mestiere bisogna, tra le altre cose, “dimenticare l’orologio, usare l’intuito e abituarsi allo stress”.

Casasopra: “È un lavoro che puoi fare solo se hai una passione che supera il tuo desiderio di una vita tranquilla”.

Prossimità

Bazzi: “È ciò che la gente sente vicino a sé e vive dentro di sé”

Casasopra: “Oggi la prossimità è il mondo globale”.

Cronaca

Bazzi: “È tutto ciò che in base alla tua sensibilità ritieni sia una notizia”.

Casasopra: “È l’arte di raccontare i fatti così come sono accaduti”

Fonti

Bazzi: “Sono le persone che ti danno notizie. A volte per tornaconto personale. (…) Devono essere fidate e affidabili e non vanno mai tradite

Casasopra: “Sono le persone di cui ti fidi. Le fonti non vanno mai tradite. Mai”.

Multimedia

Bazzi: “Video, audio, parola scritta, fotografia: ognuno racconta a modo suo una storia”, in modo più o meno incisivo.

Casasopra: Sono tutti quegli elementi “che concorrono a rappresentare la realtà. È un modo di esprimersi a tutto tondo”.

Social media

Bazzi: “Sono fondamentali per diffondere il nostro lavoro e le storie che raccontiamo”.

Casasopra: “Sono la piazza virtuale che ha sostituito la piazza reale. (…) È una nuova fonte”.

La prossimità, certo, è stata “allargata” dal web, ma nella realtà ticinese, quella locale è ancora molto sentita: lo dimostra l’importanza delle fonti e della creazione di una rete di relazioni che possono essere utili per fare il proprio mestiere. Una realtà di dimensioni ridotte come questa, però, comporta anche dei rischi: Marco Bazzi spiega che una notizia non verificata o anche solo sbagliare un nome possono avere conseguenze indesiderate (dalle pressione, alle denunce, passando per i precetti).

Servizio pubblico e social

La responsabile dell’informazione multimediale della RSI si è poi soffermata sul ruolo che i social media hanno in un contesto come quello del servizio pubblico, regolamentato dalla concessione SRG SSR.

I social, ci spiega, sono una realtà relativamente nuova e le direttive attuali non sono del tutto chiare e definite. Questo nuovo vettore è un mondo a parte ed è sbagliato pensare che sia “un’emanazione del web. Quello dei social è un nuovo modi di fare informazione”. E di consumarla. Casasopra cita poi l’esempio dell’ultimo nato in casa SRG SSR: Nouvo (declinato in veste RSI, RTR, RTS, SRF e Swissinfo), che si rivolge in particolare ai millennials (la cosiddetta generazione Y, nata tra i primi anni ’80 e la fine dei ’90). Si tratta di video di un minuto, principalmente privi di dialoghi, che esistono unicamente tramite i social media (Facebook, Twitter e Instagram).

I click

A fine febbraio Tamedia ha lanciato una fase test durante la quale i giornalisti saranno pagati in base ai click raccolti dai loro articoli. “Un’idea demenziale” secondo Bazzi, perché “non si può impostare la professione solo su questo”. Una generalizzazione di questo modo di procedere significherebbe, aggiunge Casasopra “rinunciare alla propria coscienza”. Un click è fondamentalmente un “like”, prosegue, e basarsi su questo come giudizio per determinare l’importanza di una notizia è pericoloso”.

Infine, per concludere l’incontro, due caratteri così forti non potevano non scontrarsi. In tutta amicizia, chiaramente…

Link utili:

 

Articolo e video interviste: Marija Milanovic
Tweet: Roberta Rinaldi
Link e fotografie: Barbara Raveglia

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