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La cronaca: vecchie regole e nuove sfide

Qual è l’elemento più importante della cronaca? Le risposte sono simili, ma ognuna pone l’accento su un elemento diverso. Chi sostiene che sia la prossimità, chi insiste sulla verifica dei fatti, chi parla delle fonti e chi pone al centro il fatto in sé. A porre la domanda ai partecipanti del Corso di giornalismo della Svizzera Italiana è Antonio Civile, Responsabile RSI del settore Coordinamento offerta online. “Sono tutte risposte giuste”, afferma il relatore, aggiungendo però che “la protagonista è la notizia, non siamo noi.”

Le difficoltà
“La cronaca regionale di solito non ha fra le sue fonti le agenzie di stampa”, spiega Civile, aggiungendo che proprio per questo è fondamentale la presenza del giornalista sul luogo. In questo modo il cronista può raccontare ciò che ha visto. In ogni caso un doppio controllo è sempre consigliato. “Meglio una telefonata in più” che “mette al riparo dai ‘rischi del mestiere’”, aggiunge il relatore.
Oggi, ad aggiungersi all’equazione, c’è anche internet. Spesso, infatti, anche i siti o i social network sono una fonte di informazione. “Qui il campo è estremamente minato: l’apparenza inganna. E più le notizie passano di bocca in bocca, più vengono distorte. Sta a noi verificare i fatti e chiedere almeno a qualche fonte indipendente”, sottolinea il relatore, specificando che internet e i social media sono comunque fonti importanti per il giornalista, perché vengono usate anche da enti e fonti ufficiali.
Gli errori comunque possono verificarsi e in questo caso le notizie che risultano errate devono essere rettificate.

L’agenda
“L’agenda è fondamentale. Io la coltivo con passione da ormai una ventina di anni”, spiega Civile. “Il numero di telefono di una determinata persona, per esempio un Consigliere di Stato, ci permette di scavalcare segretarie e addetti stampa” che potrebbero tentare di frapporsi tra noi e il nostro interlocutore o fermarci. Per Civile, i contatti diretti sono dunque da custodire come dei tesori.
“Sui temi più ricorrenti o trattati spesso, fatevi dei piccoli dossier”, suggerisce Civile. Questo permette al giornalista di arricchire la notizia e di porla nel suo contesto.

I nomi
Prima del 2011 nella realtà regionale era d’uso fare i nomi delle vittime di incidenti, ma anche di delitti, spiega Civile. Dal 1. Gennaio 2011, l’articolo 74 cpv. 4 del Codice di procedura penale sancisce che:

Qualora sia coinvolta una vittima, le autorità e i privati possono, al di fuori di una procedura giudiziaria pubblica, divulgarne l’identità o informazioni che ne consentano l’identificazione soltanto se:
a. la collaborazione della popolazione è necessaria per far luce su crimini o per la ricerca di indiziati; oppure
b. la vittima o, se deceduta, i suoi congiunti vi acconsentano.

“Bisogna ricordarsi che la gente non è stupida. Bastano poche informazioni e il pubblico può risalire all’identità di vittime o presunti autori di crimini. Quando raccontate la storia del peggiore orco, dunque, ricordate sempre che potrebbe essere vostro fratello o vostro padre”, aggiunge Civile.

Link utili:

Dichiarazione dei doveri e dei diritti dei giornalisti

Direttive relative alla Dichiarazione dei doveri e dei diritti del giornalista

 

Articolo: Alessia Wyttenbach – Link e fotografie: Igor Zellweger – Tweet: Alessia Bergamaschi

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