Etica e diritto

Un Consiglio e undici comandamenti per la stampa

Un singolo cittadino come può segnalare un contributo giornalistico offensivo? E un operatore dei media a quali regole del “buon giornalismo” deve attenersi universalmente? Per far fronte a queste esigenze esiste da oltre quarant’anni il “Consiglio svizzero della stampa”, istanza a disposizione di giornalisti e cittadini che tutela le norme deontologiche del mondo mediatico.

Sabato 19 ottobre in occasione del quarto appuntamento del corso di giornalismo, Francesca Luvini, giornalista della RSI e rappresentante della Svizzera italiana da otto anni in seno al Consiglio della stampa, ha presentato il ruolo e l’operato di quest’organo. “Siamo un’istanza di ricorso, ma non siamo un tribunale – ha precisato l’interlocutrice, insistendo da subito sull’importanza del Codice deontologico di questa istanza, una dichiarazione scritta dei diritti ma soprattutto dei doveri dei giornalisti – È la base di regolamentazione che viene applicata dal Consiglio, ma soprattutto sono i vostri, i nostri undici comandamenti: attenersi alla verità e rispettare le persone sono le nostre principali responsabilità.

Diviso in tre camere su base linguistica, il Consiglio della stampa conta tra le sue fila anche alcuni rappresentanti del pubblico, i quali insieme ai delegati del mondo giornalistico applicano le norme del Codice deontologico ai casi oggetto di lamentela. “Ci arriva una lettera di protesta, a quel punto richiediamo alla testata giornalistica coinvolta di fornirci una documentazione sull’oggetto in discussione”, ha spiegato Francesca Luvini. In seguito una delle camere del Consiglio valuta se la lamentela non è pertinente oppure se il contributo deve essere rimosso: “Siamo piuttosto uno strumento di autodisciplina e di autoregolazione, il nostro compito è prima di tutto indurre i giornalisti a riflettere sull’importanza deontologica”, ha precisato la rappresentante.

A tenere banco allo IUFFP di Breganzona è stata anche la discussione su alcuni casi concreti sottoposti al Consiglio della stampa. Il primo riguardava la legittimità del « Blick » a pubblicare una foto di un padre siriano con in braccio le figlie gemelle vittime di un attacco con gas tossici. Il secondo tema dibattuto, invece, si apriva sulla problematica degli articoli sponsorizzati sui siti online (anche in questo caso sul quotidiano zurighese), ma difficilmente riconoscibili come contenuti pubblicitari.

In conclusione una domanda sorge quasi spontanea: come la mettiamo se una organo mediatico si rifiuta di accogliere una decisione del Consiglio di stampa? “La testata interessata deve pubblicare la nostra presa di posizione, ma non è costretta a rimuovere l’articolo o il servizio contestato, dal momento che non siamo un’autorità giuridica. Diciamo che dovrebbe…”, ha concluso sorridendo Francesca Luvini.

Di seguito una breve intervista a Francesca Luvini:

Ulteriori informazioni sul Consiglio svizzero della stampa sul sito: https://presserat.ch/it/

A cura di Axel Belloni e Matteo Vanetti

Il tuo commento