Problemi del giornalismo

Il Barça come la Disney, Messi come Topolino. Tarcisio Bullo racconta lo sport (e il calcio) di oggi

Ascolta l’intervista a Tarcisio Bullo realizzata da Matteo Bellini

Lo sport e il calcio hanno vissuto profondi cambiamenti negli ultimi decenni e sono ormai un’industria a tutti gli effetti. Con i loro protagonisti diventati delle vere e proprie star. Uno stravolgimento del significato originale del termine inglese “sport” (derivato dal francese antico “desport”: svago, divertimento) che oggigiorno vede squadre quotate in borsa e atleti gestiti come brand. È il quadro disegnato dal presidente dell’Associazione Ticinese dei Giornalisti Sportivi Tarcisio Bullo, ospite del nostro corso per parlarci di indipendenza del giornalista sportivo.

I club più blasonati si sono adeguati ai tempi, trasformandosi in veri e propri colossi economici. Esplicativa la battuta di Didac Lee, membro del Consiglio d’Amministrazione del FC Barcellona che nel 2017 dichiarava sulle colonne del quotidiano catalano Sport: “Loro hanno Topolino, noi abbiamo Lionel Messi.” La Walt Disney è diventato infatti il riferimento del club blaugrana per il marketing. Lee aggiungeva: “Hanno Disneyland? Noi abbiamo il Camp Nou. Fanno film, noi produciamo contenuti”. E in effetti sono sempre di più le società sportive che seguono l’esempio, diffondendo proprio materiale attraverso sito, canale televisivo e account social dedicati. Occupandosi in prima linea della loro comunicazione, creano però un maggiore distacco tra gli atleti e chi li segue. Un fatto evidenziato anche dal caporedattore di France Football, Pascal Ferré, nel suo ultimo editoriale 2019. Un rischio cui non è esente nemmeno la Svizzera.

Diritti TV calcio

Più soldi ai club storici, stipendi più alti a giocatori e agenti, biglietti più cari per i tifosi. Un circolo vizioso che premia il blasone delle squadre e non i loro meriti sportivi, indebolisce la maggior parte dei campionati “minori” e porta a una sponsorizzazione selvaggia di tornei, coppe e stadi. Preoccupanti le cifre sui diritti televisivi: guardando la classifica dei principali campionati, si nota già una grossa differenza tra primo e secondo. La Premier League inglese incassa circa 2 miliardi di euro all’anno, quasi il doppio rispetto alla Bundesliga tedesca. Da qui le disparità economiche fra i club e il diverso potere d’acquisto sul calciomercato.

Uno spettacolo redditizio al centro di un conflitto d’interesse. I gruppi mediatici, in particolare le Pay TV, commentano infatti lo stesso prodotto che devono vendere al pubblico. Non sono più dunque solo il mezzo (equidistante) che racconta il gesto sportivo, ma diventano parte del meccanismo. Con il rischio ad esempio di elogiare il giocatore che fa più audience nonostante prestazioni altalenanti o criticare aspramente un allenatore troppo difensivista. Un sistema che mette fortemente a repentaglio l’indipendenza del giornalista sportivo. A quest’ultimo il compito di recuperare la capacità di guardare da lontano le cose, restare vigile e non dare nulla per scontato.

Tarcisio Bullo

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