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Il mobile journalism guida la transizione digitale del giornalismo

Il mobile journalism guida la transizione digitale del giornalismo

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Immagine: Alberto Silini

La strada verso la transizione digitale ha offerto alle organizzazioni mediatiche la possibilità di ripensare nel profondo gli obiettivi, i formati, le strutture, i business model e le relazioni con le audience. Nel corso di questo processo, le aziende mediatiche hanno dovuto formulare una risposta agli ampi cambiamenti nel modo in cui si consuma l’informazione oggi e, in questa ottica, lo smartphone ha svolto un ruolo cruciale per questo ri-allineamento, sia come strumento per consumare i contenuti che come strumento di produzione.

Realizzare contenuti per e con i telefoni cellulari, e con l’aiuto delle piattaforme social, è uno degli obiettivi principali del mobile journalism. Oltre a dover acquisire le competenze necessarie a fare del giornalismo in mobilità, i giornalisti interessati a questo settore devono però anche ri-valutare le loro audience sulla base dei format cui esse sono maggiormente avvezze: questi processi, infatti, sono vitali se si vuole raggiungere una vera trasformazione digitale.

Il mobile journalism, infatti, non è solo un veicolo di trasformazione delle pratiche individuali, ma può anche essere uno strumento di spinta, per tutta la redazione, in direzione di una forma mentis e una cultura realmente orientate al digitale. Quelle che seguono sono alcune osservazioni su come l’avvento del giornalismo digitale abbia contribuito a creare anche una nuova concezione della professione: una che sia in grado di tenere il ritmo delle nuove pratiche e che sia allo stesso tempo in contatto con le necessità delle audience connesse. I giornalisti che aderiscono a questa filosofia sono in una posizione privilegiata per quanto riguarda lo sviluppare un’identità mediatica chiara grazie all’esplorazione dei nuovi formati e, allo stesso tempo, svolgere il ruolo di ambassador per tutto il settore.

Sia che si tratti di produrre una diretta video, fare live-tweeting o registrare un’intervista per i canali social, i mobile journalist hanno nelle loro mani la responsabilità dell’intera produzione e distribuzione dell’informazione: dalla raccolta delle informazioni alla loro distribuzione, fino servizio di feedback con il pubblico dopo la messa in circolo dei contenuti. Tradizionalmente, i giornalisti erano invece solamente uno dei passaggi della catena di produzione giornalistica, ma devono ora essere consapevoli (e rispondere di conseguenza) delle sfide e delle richieste dell’intero ecosistema. Ogni giornalista, oggi, impersonifica i ruoli di un’intera organizzazione all’interno del microcosmo e deve anche assicurarsi di essere avvezzo ai meccanismi e alle convezioni delle piattaforme che punta a utilizzare dentro questo sistema onnicomprensivo.

La produzione dei contenuti con lo smartphone richiede quindi un alto tasso di motivazione e disponibilità di risorse adeguate, le qualità principali che servono a un giornalista per tenere il passo degli sviluppi continui delle convezioni digitali, degli strumenti e dei formati.

Cercare nuovi pubblici
In un periodo caratterizzato da altissimi tassi di sfiducia nei confronti dei media, regolarmente accusati di essere disconnessi dalla società, l’immediatezza dei social media offre un’opportunità per riconnettersi con gli utenti di Internet. I giornalisti che sono attivi regolarmente sui social sono in una posizione privilegiata per tenere traccia dei trend più attuali e delle nuove pratiche del settore. Restando connessi con quello che sta succedendo in rete, i mobile journalist possono usare la loro capacità di adattarsi per connettersi a nuove audience e raggiungerle al loro stesso livello e con il loro stesso tono di voce. In questo senso, questi giornalisti godono di capacità e risorse che le testate maggiori fanno spesso fatica a ottenere.

I giornalisti mobile hanno anche il vantaggio di avere sempre a portata di mano i loro strumenti principali e sono in grado di produrre contenuti “nativi”, pensati ovvero per essere fruiti principalmente in mobilità. Questo significa che l’informazione prodotta in questo modo si inserirà perfettamente nelle abitudini di lettura e nelle aspettative degli utenti.

Il giornalista mobile come pioniere
Lo smartphone consente ai giornalisti di muoversi oltre il consueto ambiente produttivo e ai formati tradizionalmente associati ai media di informazione. Il videoblogging, i tutorial, le story di Instagram o i podcast sono tutti formati nati originariamente sui social media come pratiche espressive messe a disposizione degli utenti. Progressivamente, questi sono poi diventati i format preferiti delle audience in cerca di nuove esperienze contenutistiche online.

I mobile journalist, anche in questo caso, sono in una posizione privilegiata per approfittare al meglio di questa esplosione di creatività e per adattarsi allo storytelling e ai metodi di promozione più naturali per il pubblico. Questo rappresenta anche un’opportunità rara per i media in cerca di modi efficaci per raggiungere nuove audience e sviluppare una voce editoriale forte e riconoscibile. La combinazione di uno smartphone, dell’ecosistema delle app e dei social media offre un set di strumenti senza precedenti che consente ai giornalisti di raccontare storie e informare le loro audience in modi nuovi. Invece di dover scegliere da una serie limitata di formati pre-difiniti, i giornalisti ora hanno un range ampio da cui pescare e possono combinare quelli più adatti a uno scopo: live video, foto, suoni, immagini, testo. E oltre.

Per quanto il video sia al momento il formato più frequentemente associato al mobile journalism, non c’è un vero limite ai modi in cui si possono raccontare storie in mobilità. Un buon esempio sono le story di Instagram, dove i contenuti sono principalmente visuali e sono presentati in serie, lasciando agli utenti la possibilità di scegliere la loro velocità di consumo preferita. Una possibile soluzione per l’appetito limitato dei lettori per le letture troppo lunghe.

Un laboratorio formidabile
Al cuore di tutte queste narrative, lo smartphone è un laboratorio formidabile per comprendere ed essere coinvolti nella rivoluzione digitale in atto nel giornalismo. Si tratta di un laboratorio in mobilità, potente, creativo e poco costoso capace però di rispondere alle sfide costanti lanciate da un mondo in cambiamento. Lo smartphone è quindi un asset essenziale per le redazioni che devono lavorare con risorse limitate e per i giornalisti che lottano per trovare un posto nelle organizzazione il cui output si basa ancora principalmente sui formati tradizionali.

Pronti a provarci? Ecco alcuni modi per non farlo:

– Non fate economia sugli investimenti, optando per una strategia puramente low cost.
– Non rinunciate alla formazione del vostro team o in alternativa all’outsourcing della formazione.
– Non limitatevi a replicare formati esistenti o a copiare i concorrenti.
– Non partite da un format, ma da una storia.
–  Non cercate una soluzione che vada bene per tutto.
– Non sovraccaricate di accessori uno strumento (lo smartphone) pensato per essere leggero.

Articolo pubblicato originariamente in francese e tradotto dall’inglese

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Osservatorio europeo di giornalismo – EJO

January 13, 2020 at 09:54AM

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