Problemi del giornalismo Tecniche e strumenti

Pubblico, ti conosco?

«La conoscenza 'granulare' del pubblico può aiutare il giornalista nel suo lavoro»

Il pubblico è stato il focus del modulo 12 del Corso di giornalismo della Svizzera italiana: Milena Folletti, membro del Comitato direttivo RSI e dal 2014 supplente del suo direttore, ha incentrato il suo intervento sull’utilità per il giornalista della profilazione del pubblico – peculiare della ricerca di marketing – non venendo meno al suo ruolo.

Come una reazione chimica, anche il lavoro giornalistico necessita di reagenti giusti per non risultare inefficace oppure, per rimanere nel campo semantico, regredire o addirittura esplodere. L’equazione esatta e univoca per il prodotto giornalistico non esiste; ce ne sono varie che attingono a una tavola di elementi ogni volta diversi, che vanno sapientemente combinati e fatti reagire. La cartina tornasole sta nell’entità – composita – del pubblico.

Dal pubblico di massa a una collettività individuale

Il tema costringe a una premessa che riguarda l’evoluzione storica che va dal pubblico di massa all’individualismo o collettività individuale.

Fino a qualche anno fa, si faceva riferimento al pubblico come un’entità massificata, cui rivolgere contenuti generalisti facendo capo a una comunicazione – appunto – di massa. A determinare la sua evoluzione è stata la rivoluzione tecnologica. Con l’avvento del web prima, di dispositivi (smartphone, tablet…) e social media poi, il paradigma del pubblico di massa – “anonimo, indifferenziato e disperso”* – viene stravolto. Basti pensare che all’evoluzione socio-antropologica corrisponde quella linguistica. Se le parole sono le cose, la nostra contemporaneità vede muoversi sulle sue strade una persona che non è alla volta lettore, ascoltatore, spettatore; dedicandosi perciò ai diversi canali in maniera distinta. Bensì, con un solo mezzo fra le mani – il cellulare, strumento ipertrofico per eccellenza –, l’utente digitale può al contempo leggere, ascoltare e guardare; fruendone in maniera del tutto nuova.

Questa trasformazione dell’archetipo impone a sua volta ai mezzi d’informazione una natura prometeica per stare al passo coi tempi e continuare nel loro compito, rivolgendosi all’individuo (o gruppi d’individui) con una diffusione di produzioni scritte e/o registrate mirate: “l’iNews” per l’homo connectus.

Le sfide del giornalista

Questo nuovo panorama pone quindi al cronista alcuni interrogativi fondamentali, affinché il suo operato sia efficace e non vada disperso. A chi è rivolto il mio lavoro? Come faccio a capire e rilevare il possibile ricevente? Quale forma dare al mio servizio?

Una possibile risposta potrebbe darla il lavorío tipico del settore marketing, che cerca clienti e lo fa con la segmentazione. Attraverso sistemi di rilevamento dei dati personali si costruiscono i profili individuali (oramai con precisione granulare). Il ‘targeting’, o profilazione, applicato al settore giornalistico può aiutare a comprendere le specificità dei pubblici; tenendo ben presente che “one size does not fit all”. Trasponendo alla spiccia: non tutto ciò che facciamo in una certa maniera va bene per tutti e, aggiungeremmo, dappertutto. I giovani non guardano più la tv ma vivono su Instagram; gli over 50 si informano su Facebook; gli specialisti passano le giornate su Twitter. Come raccontare a questi pubblici la stessa notizia? Come adattarla ai diversi vettori su cui questi individui vivono e interagiscono?

Il targeting a discapito dell’interesse pubblico? Cambiare i modi e le vesti, non i contenuti

Sono legittime alcune obiezioni: affidare il proprio lavoro al targeting non influisce su scelte tematiche e contenuti? E questo, a sua volta, non porta a uno scadimento dell’informazione e quindi a una perdita di valore del ruolo e dell’autorevolezza del mestiere? E perciò, la domanda fatidica: quale ruolo spetta oggi al giornalista nella società?

Il pericolo dietro l’angolo è divulgare una notizia non perché d’interesse pubblico, bensì per un fine commerciale. I giornalisti più riluttanti sono contrari alle ricerche di mercato applicate all’informazione, perché appunto influirebbero sul contenuto, assoggettato a una logica di vendita. Secondo Folletti però questa contrarietà aprioristica è al limite dell’ideologia. «Il giornalista deve conoscere l’ambito marketing e scegliere consapevolmente cosa fare. Perché, conoscere il meccanismo permette di non esserne usati» e comprendere «chi mi segue e perché, così come chi non mi segue e perché» e agire di conseguenza.

Video-intervista a Milena Folletti:

Contenuti di Camilla Contarini e Clara Storti

*Virgolettato citato dal Dizionario storico Treccani

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