Tecniche e strumenti

Un mercato del lavoro sempre più difficile da decifrare

 

Come leggere il mercato del lavoro in modo da fornire ai cittadini una visione completa e coerente con la realtà dei fatti? È questa la domanda al centro dell’intervento dell’economista Christian Marazzi al Corso di giornalismo della Svizzera italiana.

Le premesse per comprendere le dinamiche del mercato del lavoro svizzero e ticinese si basano principalmente sui tre fattori che negli ultimi trent’anni lo hanno sensibilmente condizionato. Si tratta della globalizzazione, che ha raddoppiato il numero degli occupati a livello mondiale incidendo al ribasso sui salari dei Paesi occidentali; della finanziarizzazione, fenomeno che ha spinto le grandi imprese a investire sui mercati importanti fette del proprio utile a scapito di investimenti a favore delle condizioni dei lavoratori; e alla flessibilizzazione organizzativa delle strutture industriali, che in tre decenni ha fatto diminuire di gran numero i contratti a tempo indeterminato.

Una profonda rivoluzione del mercato del lavoro che secondo Marazzi non è stata seguita da un rinnovamento degli strumenti per analizzarlo: attualmente il principale dato di riferimento per le autorità elvetiche, e di conseguenza per i giornalisti, rimane quello della disoccupazione fornito dalla Segreteria di Stato dell’economia, che considera esclusivamente le persone iscritte agli uffici regionali di collocamento. Pochi, invece, gli strumenti per misurare la qualità del lavoro, lacuna che secondo l’economista non permette di descrivere adeguatamente una realtà sempre più fatta da lavoratori interinali e su chiamata.

Secondo Marazzi, anche l’arrivo della digitalizzazione ha inciso negativamente sulle condizioni lavorative e ha fatto aumentare la precarietà e le disuguaglianze, elementi che i dati ufficiali della Confederazione non prendono sufficientemente in considerazione.

Una delle conseguenze del sempre più massiccio utilizzo delle tecnologie informatiche è il lavoro gratuito, che comprende una serie di attività (come ad esempio l’utilizzo dell’e-banking) che un tempo erano svolte da lavoratori stipendiati e che ora pesano sulle spalle di ognuno di noi. Un altro fenomeno nato dalla digitalizzazione del lavoro è il crowdworking (il lavoro nella folla): attività svolta da milioni di persone in tutto il mondo, con il proprio computer da casa, che mette a confronto lavoratori di Paesi estremamente diversi. Fenomeno che inevitabilmente spinge al ribasso i salari degli occidentali.

Stando a Marazzi, tutti questi cambiamenti epocali, oltre che a incidere sulle condizioni lavorative in Svizzera, aggravano anche le difficoltà delle assicurazioni sociali e non permettono di misurare correttamente il prodotto interno lordo dei singoli Paesi, poiché calcolato con strumenti non più al passo coi tempi.

Per una lettura giornalistica completa del mercato del lavoro svizzero e ticinese, è quindi fondamentale andare oltre ai dati sulla disoccupazione, cercando di considerare anche gli aspetti meno studiati.

Patrick Solcà

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