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Il Ticino attraverso gli occhi degli altri confederati

Spiegare una parte di Svizzera agli altri confederati. Un’operazione che incappa anche negli stereotipi. La mattinata con due corrispondenti in Ticino, Nicole della Pietra per la Svizzera romanda e Gerhard Lob per la Svizzera tedesca, scopre le carte di un ruolo delicato in un paese diviso da differenze culturali e linguistiche.

Uno segue le logiche del lavoratore indipendente, l’altra quelle di una redazione ben delineata. Entrambi in Ticino da decenni, portano con sé lo sguardo di due culture e due lingue diverse. Ma cercano anche di fronteggiare gli stereotipi o le tendenze cavalcate dalle redazioni alle quali inviano i loro contributi.
Un Ticino di destra, populista, terra di vacanza, del bel tempo: sono solo alcuni degli esempi di visione che arrivano dal resto della Svizzera. Fotografie non complete e troppo spesso ricalcate per mancanza di sensibilità, alle quali il corrispondente deve fronteggiare con una buona conoscenza del territorio e tecniche di comunicazione.

Una di queste è sicuramente il ritratto di un personaggio, lo confermano entrambi gli interlocutori. È stato il caso per Marco Chiesa, nuovo presidente dell’UDC svizzero, per Fabio Regazzi in corsa per la presidenza dell’Unione svizzera Arti e mestieri, oppure di Filippo Lombardi. Una descrizione personalizzata, un percorso di vita, un’occasione da cogliere per far conoscere al resto del paese visi, contesti, opinioni di “un’altra svizzera”.

Il corrispondente è polivalente, si districa tra più lingue, deve conoscere il proprio mercato. Se la regione che copri è sempre meno chiesta, bisogna farsi valere. Una posizione che si confronta quindi non solo con la propria sensibilità, ma anche con quella del mercato editoriale.

Oggi un articolo di un giornalista freelance, come nel caso di Gerhard, può essere letto su più testate, ma è un mercato che si stringe, esigente, che spesso i lettori stessi non comprendono. La scelta dei temi diventa quindi più complicata: bisogna far valere i propri argomenti, ma bisogna anche seguire l’interesse del “compratore” e questo veicola anche i soggetti degli articoli. Una direzione imposta, dunque, che non risparmia neppure chi lavora per una redazione, come Nicole, e se ci si riflette, forse non sta risparmiando proprio nessuno. Per questo la determinazione, condita da una certa dose di caparbietà, è necessaria per far valere le proprie proposte.

Il corrispondente è polivalente, si districa tra più lingue, deve conoscere il proprio mercato. Se la regione che copri è sempre meno chiesta, bisogna farsi valere.

Anche il fattore linguistico gioca un ruolo nel racconto e lo fa diversamente nella Svizzera tedesca rispetto a quella romanda. Se la prima resta fedele al suono originale per descrivere la realtà italofona – e questo vale anche viceversa – la seconda spesso e volentieri preferisce interlocutori che possano esprimersi in francese. Anche questo è un vincolo che veicola il contenuto dei contributi. Si sceglie così, spiega Nicole, una certa immagine standard della regione coperta, riferendosi spesso agli stessi interlocutori e dando poco spazio a nuove voci.

Per spiegare il Ticino alla Svizzera bisogna dunque armarsi di pazienza, perseveranza e sensibilità. Lo stesso discorso, però, vale anche al contrario.

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