Generi e media

Svizzera: una meravigliosa pelle di leopardo

La cartina della Svizzera nel 17° secolo
Come diceva Georges-André Chevallaz, consigliere federale dal 1974 al 1983: “la Svizzera è un insieme di cantoni che hanno un vissuto radicalmente diverso”, ecco come si possono spiegare le grandi differenze di pensiero e di tradizioni che dividono uno zurighese, da un vallesano, da un ticinese. Il relatore Marco Petrelli, oggi responsabile dei programmi giornalistici dell’Intrattenimento di Rete Uno, con un passato come corrispondente da Berna, collaboratore dell’Agenzia telegrafica svizzera (ATS) e conduttore di Grigioni sera, afferma che: “già nel 1700 i bernesi vedevano i vodesi come un popolo diverso; in un atto ufficiale li definiscono come danzatori di balli osceni, per intenderci”. Non siamo quindi ben definiti come popolo; “come lo sono i francesi, che insieme, come popolo unito, hanno fatto la Rivoluzione”. Però Jean François Aubert, costituzionalista prestato alla politica, affermava a metà ‘900 che, invece: “c’è una svizzeritudine, definita dal federalismo, dall’istituto del referendum, dal bicameralismo. Tutte strutture che hanno plasmato una seconda natura degli svizzeri”. La perfetta sintesi potrebbe, quindi, essere: esiste una Svizzera, abitata da tanti svizzeri. Una nazione che si è resa indipendente dal resto d’Europa alla fine del 1800 per quanto riguarda la creazione delle notizie. A un certo punto, con la diffusione del telegrafo, la Confederazione decide di non voler più dipendere dall’estero in materia d’informazione. Editori e redattori, il 25 settembre 1894, fondano l’Agenzia Telegrafica Svizzera, una società anonima che ha per clienti e per azionisti gli stessi giornali. L’ATS, dopo 126 anni dalla sua nascita, si trova oggi ad un bivio: per continuare a esistere deve trasformarsi in qualcosa di diverso, che le permetta di sopravvivere alle sfide degli anni 2000, in particolare alla concorrenza dei grossi gruppi editoriali.

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