InfoPandemia

Informazione e politica durante il coronavirus

Il rapporto tra informazione e politica durante la prima fase acute della pandemia è stato ancora più complicato del solito. L’informazione e le istituzioni non sono mai andate a braccetto, ma questa situazione ha esacerbato ulteriormente alcune criticità. Una situazione decisamente meno idilliaca rispetto a quanto dipinto questa mattina dall’avvocato Alice Ghisletta.

L’elemento più problematico di questa crisi è stato sicuramente lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC). Un organo creato con lo scopo di gestire la comunicazione istituzionale che però ha di fatto ostacolato il lavoro dei giornalisti.  Per diverso tempo infatti il giornalista era costretto a richiedere l’autorizzazione per intervistare qualsiasi attore coinvolto direttamente o indirettamente nella gestione della pandemia (direttori di scuole e case per anziani). La cellula di per sé non è da considerare come un male assoluto, ma forse la strategia adottata ha portato lo SMCC a superare il proprio ruolo.

Va sottolineato il ruolo ambiguo dei giornalisti impiegato all’interno dello Stato di Maggiore di condotta. Una problematica che, insieme al rapporto complicato con lo SMCC, potrebbe ripresentarsi a breve nel caso di una seconda ondata pandemica.

Inizialmente il ruolo dei media si è ridotto a quello di cassa di risonanza dello Stato Maggiore e quindi delle autorità politiche. Un atteggiamento spiegabile con la difficoltà della prima ora nel gestire l’enorme mole di informazioni e nell’orientarsi in un contesto totalmente nuovo e sconosciuto. Concretamente è stato difficile capire come interpretare e riportare i dati che ci venivano forniti. Il rischio per il giornalista era di non risultare chiare e così di fomentare l’infodemia. All’inizio quindi i media si sono limitati a riportare le comunicazioni ufficiali.

In conclusione, lo Stato Maggiore cantonale di condotta ha tentato di sostituirsi al ruolo dei giornalisti, mettendo a questi ultimi letteralmente i bastoni tra le ruote. Il ping-pong quotidiano con la cellula per ricevere l’autorizzazione a intervistare l’interlocutore di giornata ha aumentato il grado di stress tra i giornalisti. Una tensione che poi è stata talvolta trasmessa al pubblico.

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