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Democrazia sospesa

Lo stato di “democrazia sospesa” minaccia la libertà di stampa e le libertà fondamentali dell’individuo?

Di fatto le misure per contenere la diffusione del nuovo coronavirus hanno imposto delle restrizioni alle libertà dei cittadini, garantite dalla Costituzione federale e dalle Costituzioni cantonali, oltre che dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo (CEDU). Tali limitazioni sono tuttavia giustificate se si realizzano tre condizioni: una base legale (Legge sulle epidemie e Legge Covid-19), un interesse pubblico forte (la tutela della salute), il principio di proporzionalità (un’azione adeguata allo scopo e il meno invasiva possibile). La terza condizione pone degli interrogativi: la situazione giustificava la modalità di intervento da parte del Governo? Erano possibili delle alternative?

Se la momentanea sospensione delle libertà personali è soggetta a delle condizioni, la libertà di stampa non ammette compromessi. La crisi ha coinvolto anche i giornalisti, chiamati a trattare di un’emergenza in cui sono richieste competenze specifiche. All’inizio non c’era spirito critico, aspetto determinato anche dalla difficoltà di accesso alle informazioni (il filtro dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta).  A mesi di distanza abbiamo preso consapevolezza che ci trovavamo di fronte a un terreno nuovo e che inizialmente ha fortemente condizionato lo svolgimento del nostro lavoro, riducendo la nostra attività a quella di portavoce delle autorità e “autocensurandoci” per paura di creare allarmismo.

Il ruolo critico dei media è arrivato in ritardo ma la stampa è riuscita comunque a fare pressione sulla politica per ottenere le risposte necessarie e dare un’informazione di qualità nei confronti del pubblico. Un esito da cui trarne una lezione preziosa sull’importanza dell’indipendenza e della libertà di espressione anche nei momenti di crisi ed emergenza.

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