InfoPandemia

Informazione e specialisti

Per riportare un’informazione corretta, durante la pandemia i giornalisti hanno dovuto appoggiarsi a degli specialisti esterni, perché nelle redazioni è emersa una carenza di giornalisti specializzati in ambiti scientifici. Col senno di poi, forse l’aver avuto le competenze necessarie in redazione avrebbe permesso di esercitare un giornalismo più autonomo e critico e di reagire più prontamente all’evolversi della crisi. Per non ritrovarsi nella stessa situazione, in futuro le realtà editoriali più grandi potrebbero pensare di assumere due o tre profili con competenze specifiche, in questo caso in ambito medico-scientifico, così da poter essere in grado di analizzare e capire i dati che arrivano ogni giorno. Per i media più piccoli, si potrebbe concedere qualche ora a settimana a singoli giornalisti per approfondire diversi settori e creare così nuove competenze interne.

Soprattutto nella fase più acuta, i giornalisti si sono affidati molto agli esperti esterni. Questo solleva molte domande: i media si sono comportati come semplici portavoce dell’autorità? Gli specialisti meritavano tutta la visibilità che hanno ricevuto? Con che criterio sono state selezionate le persone che sono quasi diventate il volto della pandemia – c’è stata possibilità di scegliere o la lista era piuttosto limitata? Infatti, non conta soltanto l’autorevolezza e le capacità a livello medico: un esperto deve anche sapere comunicare con il grande pubblico per trasmettere le informazioni correttamente e spiegare come bisogna comportarsi.

Altrimenti si genera confusione. Anche in Ticino, nonostante il fronte medico fosse abbastanza compatto rispetto al contesto mondiale, ci sono state alcune voci fuori dal coro che hanno generato delle incomprensioni. Per esempio in aprile, quando l’Ordine dei medici chiedeva la chiusura immediata delle scuole mentre l’Ufficio del medico cantonale non lo riteneva necessario. Ancora peggio a livello nazionale, dove le opinioni contrastanti sono state più frequenti. Sempre in aprile, mentre Daniel Koch comunicava che i bambini potevano riabbracciare i nonni, in Ticino Merlani diceva che non era ancora il momento.

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