Problemi del giornalismo

Giornalismo, dove l’errore è di casa.

Il nostro mestiere è un percorso caratterizzato da buche che ci fanno facilmente cadere in errori o in strafalcioni. Questo articolo per il blog probabilmente non si salverà da questo rischio.

Nella giornata dell’11 settembre 2020 Maurizio Canetta e Paolo Di Stefano ci hanno offerto la possibilità di concentrare lo sguardo sul mondo degli errori giornalistici, che grandi o piccoli che siano, colpiscono tutti e lo fanno più volte nel corso di una carriera. Il segreto? Limitarli e riconoscerli.

In particolare Di Stefano si è soffermato nell’indicarci che cosa funziona e che cosa non funziona all’interno di un testo, aspetti che variano in base alla tipologia e al contesto nel quale sarà inserito.
Le regole da sole però non bastano, per far sì che un testo funzioni è necessario che il giornalista si confronti apertamente sul testo e sul suo stile di scrittura. Confrontarsi con i colleghi e anche con l’esterno permettono di scovare gli aspetti meno efficaci del proprio stile, correggerli e rendere la scrittura più efficace.

Anche un giornalista di esperienza come Paolo Di Stefano cade però negli errori, confessando che i suoi nemici principali sono il tempo e l’eccessiva conoscenza di un tema. Quando per esigenze redazionali è necessario scrivere un testo in una o due ore risulta molto difficile mettere in atto tutti gli strumenti di controllo per evitare gli errori.

Maurizio Canetta, con il suo intervento, ha presentato una panoramica delle regole che bisognerebbe rispettare per aspirare alla buona scrittura. Gli errori maggiori si verificano, secondo Canetta, all’inizio della carriera giornalistica quando si è giovani e si rischia di voler fare più del necessario. Un eccesso di generosità che riempie i testi di vocaboli non necessari.

Una giornata che si potrebbe riassumere con due termini: semplicità e chiarezza, gli ingredienti fondamentali per fare bene il lavoro del giornalista.

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