Generi e media

Boom boom podcast

Una volta i giovani leggevano i giornali, poi molti di loro hanno iniziato ad ascoltare la radio, mentre i più arditi hanno scoperto prima il cinema e poi la televisione. Solo negli ultimi anni si è sviluppato, di pari passo con la nascita dei social media, un nuovo modo di informarsi e intrattenersi. Stiamo parlando del podcast.

Se dovessimo chiedere ad un gruppo di giovani quanti di loro ascoltano regolarmente podcast, probabilmente otterremmo un gran numero di risposte affermative. La sua popolarità è infatti in costante aumento nel mondo come in Ticino ; ma, riferendosi al nostro cantone ,“manca ancora la cultura del podcast” afferma Daniel Bilenko, giornalista RSI, ospite della mattinata del Corso di giornalismo dedicata ai podcast, accompagnato da Olmo Cerri, attivista e ‘podcaster’: pioniere in Ticino e autore del recente Macerie, un’inchiesta e una testimonianza dell’ex  macello di Lugano, dai gloriosi anni dell’autonomia al recente e controverso abbattimento della sede degli autonomi.

“Podcast era la parola dell’anno nel 2005 ma non era ancora ciò che oggi intendiamo e definiamo come podcast”, ci spiega Daniel Bilenko: “una volta significava avere la possibilità di ascoltare la radio in differita, ed è così da praticamente vent’anni. Ma oggi con podcast si ascoltano soprattutto delle storie seriali”. Il fenomeno ha assunto diverse forme e svariati contenuti ma solo nella sua evoluzione più recente ha avuto un vero e proprio successo di pubblico. Per raggiungere questo obiettivo è stato però necessario un piccolo aiuto, sostiene Daniel, un aiuto del tutto inaspettato e che in qualche modo ha fatto riscoprire il piacere dell’ascolto: la pandemia. “Molta gente si è messa a consumare podcast e molta gente si è messa a farlo dopo aver capito il loro potenziale editoriale e artistico: solo per la lingua italian ce ne sono circa 30’000” continua Daniel, “Fra i primi in Ticino, Olmo Cerri, che nel 2020 ha realizzato Strani anni.”

Abbiamo interrogato Olmo Cerri sulla tipologia di pubblico al quale si rivolge maggiormente il mondo dei podcast: “Si tratta di un pubblico abbastanza giovane e ho l’impressione che si stia sempre più ampliando. Dai ragazzini ai pensionati, sempre più gente ascolta podcast e ogni podcast può avere un pubblico diverso. Il prodotto si può definire “mirato”, non è destinato ad accontentare tutti, ci si rivolge principalmente ad una fetta della popolazione che ha generalmente gli stessi valori e una visione del mondo simile. C’è un rapporto tra il me autore e la mia comunità, all’interno della quale si genera spesso un dibattito.”

Si può affermare che il podcast, da tenera creatura incerta e grezza, ha raggiunto una piena maturità: “ciò che negli anni è cambiato è la narrazione, diventata sempre più accattivante, così come il montaggio sonoro, che ha reso i contenuti sempre più corposi ed elaborati” racconta Daniel: “In definitiva si tratta di ascoltare e apprezzare una storia. Che si vogliano aggiungere o no virtuosismi sonori e musicali, alla fine l’obiettivo è sempre quello di cercare di raccontarla al meglio.”

C’è un problema però, sul quale Olmo ci tiene a dire la sua: “Chi fa informazione proposta con gli algoritmi, tende ad intercettare contenuti simili. L’obiettivo delle piattaforme di diffusione dei podcast è farti rimanere sulla piattaforma e quindi spingono a confermare le tue idee. Alla radio magari ascolti animatori che non la pensano come te, con i podcast invece si rischia di sentire persone che raccontano le tue cose sempre dal tuo punto di vista e questo fa venire meno l’ascolto critico”.

Una domanda sola rimane ancora senza risposta: in una fetta di pubblico tipicamente giovane, come può uno strumento che si basa sull’ascolto attivo e che richiede determinate modalità di consumo, sopravvivere in una società sempre più orientata verso la divulgazione istantanea di informazioni, spesso accompagnate da immagini o video? Ci risponde sempre Olmo: “Mi domando se non sia una falsa convinzione quella dei giovani che vogliono consumare le informazioni velocemente. I ragazzi sono divoratori di serie televisive, una narrazione quindi più lunga rispetto ai classici film. Non ho dei dati precisi, ma la mia impressione è che sia la qualità e la densità della narrazione a fare la differenza.”

Insomma, tanti mezzi di comunicazione hanno avuto la loro crescita nell’ombra, e anche il loro successo: chi non si è adattato alle nuove necessità ha dovuto affrontato la propria crisi. Ma il mondo dei media è ciclico, non è detto che uno strumento caduto in rovina o che tradizionalmente è stato ascoltato in un unico utilizzo non riesca a trovare nuova linfa vitale in un’altra forma. È proprio il caso del podcast che, sfruttando le conoscenze radiofoniche, ha trovato il modo di crescere ed evolvere in una cosa tutta sua. Questa non è solo una testimonianza del suo impatto e delle sue potenzialità, ma l’auspicio che anche altri mezzi d’informazione del passato riescano a trovare il modo di rinnovarsi.

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