Fabio Tasso

Nato a Sorengo nel 1965, sposato con 2 figli, è cresciuto a Lugano. Ha ottenuto il Bachelor of Business Administration alla SUPSI di Lugano nel 1994 successivamente ha frequentato il Master in Criminologia Forense Ma.Cri.F VII Edizione presso l’Università Carlo Cattaneo (LIUC) a Castellanza (I). Ha ottenuto il Master SUPSI in Diritto Economico e Business Crime frequentando i corsi dal 2014 al 2017. È stato responsabile fiscale del Comune di Pregassona, poi dal 1989 al 1999 ha lavorato per un importante istituto bancario svizzero ricoprendo diversi ruoli in vari settori, dal 1999 al 2010 è stato membro dell’Equipe finanziaria del Ministero Pubblico mentre dal 2010 è Capo della Sezione Reati Economico Finanziari della Polizia cantonale. È pure stato docente di “contabilità aziendale” ai corsi preparatori della SSQEA e della SUPSI nel Dipartimento di Economia e Management.

CRIMINALITA’ ECONOMICA: UN CONCETTO DIFFICILE – 25 settembre 2020

Il tema della criminalità economica diviene realmente conosciuto solo con il criminologo americano Edwin H. Sutherland nel 1939 che definisce questa forma di criminalità come quella commessa dai “colletti bianchi”. Ma è realmente così? E poi cosa si intende per criminalità economica? Esiste una definizione riconosciuta universalmente?
La criminalità economica è un concetto difficile, tutt’ora mal definito e che quindi rende estremamente complesso esprimerla, dimensionarla, comprenderla e per i giornalisti raccontarla al pubblico e commentarla.

Nel nostro paese, inoltre, la criminalità economica è stata per troppo tempo relativizzata, quasi negletta, perché non minacciando l’integrità fisica delle persone non minava la percezione di sicurezza della popolazione. Dal profilo criminologico gli sforzi delle autorità di perseguimento penale sono quindi stati profusi principalmente nel contrastare la criminalità di strada, lo spaccio di droga, e tutti quei reati contro l’integrità fisica delle persone. Impossibile allora pensare però cosa sarebbe successo in un immediato futuro: la crisi economica degli anni ’90, il conflitto internazionale sui fondi ebraici detenuti nelle banche svizzere sfociato nell’accordo del 1997, i primi crack finanziari di banche svizzere avvenuti in quegli anni proprio in Ticino, la crisi dei subprimes americani scoppiata nel 2006 che ha portato al quasi fallimento di UBS, l’asfissiante pressione internazionale sul sistema bancario svizzero che nel 2017 fa cadere il segreto bancario, e la crescente produzione di norme internazionali in ambito finanziario a cui la Svizzera è obbligata ad omologarsi. Questi sono solo alcuni dei fatti che hanno portato ad un progressivo disorientamento della popolazione che ha avuto quale effetto una crescente insicurezza anche economica. Il Ticino, cantone di frontiera, ha risentito di questi cambiamenti ma in aggiunta ha assistito al progressivo imbarbarimento del mondo del lavoro dovuto anche ad una lunga crisi economica che ha colpito maggiormente l’Europa rispetto alla Svizzera. Ecco quindi che l’insicurezza economica fa diventare di interesse pubblico anche reati economici quali l’usura, il dumping salariale, gli abusi alle assicurazioni pubbliche e private, i reati fallimentari, il lavoro nero, il riciclaggio di denaro.
Ma la criminalità economica, che evolve più rapidamente delle strategie messe in atto da chi è preposto al suo contrasto e dalla politica, oggi predilige il mondo virtuale, perché anonimo, senza confini, senza controlli, con la presenza di beni di scambio (criptovalute) difficilmente tracciabili. Ora è in quel mondo che si è spostata la vera lotta alla criminalità e non solo quella economica.

La relativizzazione dell’importanza della criminalità economica purtroppo non ha fatto sviluppare in Svizzera gli anticorpi per far fronte a queste nuove minacce che, in gran misura, vengono dall’estero. Anticorpi culturali, organizzativi ma anche legislativi che impediscono una vera sicurezza nell’economia. Ciò favorisce la presenza di persone mosse da motivi opportunistici che con strategie diverse cercano di ottenere illecitamente fonti di guadagno, ma anche di vere e proprie organizzazioni criminali che cercano nella Privacy le zone da cui far transitare i loro loschi interessi.

La criminalità economica è un cancro che uccide l’economia sana. Se non opportunamente contrastata può annientare tutto un sistema sociale.