Tarcisio Bullo

Muzzano, 27 agosto 2019 - Il giornalista del Corriere del Ticino Tarcisio Bullo. (FOTO GABRIELE PUTZU)

Muzzano, 27 agosto 2019 – Il giornalista del Corriere del Ticino Tarcisio Bullo. (FOTO GABRIELE PUTZU)

Nato nel 1958, attuale presidente dell’Associazione Ticinese Giornalisti Sportivi, domiciliato a Claro, Tarcisio Bullo è entrato alle dipendenze del Corriere del Ticino nel 1988, dopo aver insegnato in vari ordini di scuola e trascorso un periodo come segretario comunale del suo comune. Dapprima come redattore sportivo, quindi come capo redattore della redazione Sport del Corriere (dal 2000 al 2016), ha seguito come inviato varie avvenimenti di importanza internazionale: Mondiali di sci, di calcio, ciclismo, pattinaggio artistico, oltre ad OIimpiadi estive ed invernali. In occasione dei Giochi olimpici del Centenario, disputatisi ad Atlanta nel 1996, ha avviato una ricerca sulla partecipazione degli atleti ticinesi ai Giochi, sfociata nella pubblicazione del libro “Ticino OIimpico” e nella “scoperta” di una medaglia dimenticata anche dalle classifiche ufficiali del CIO, che ha poi rimediato all’errore, conquistata dal tiratore ticinese Domenico Giambonini nel 1920 ad Anversa. Ha condotto per tre anni la trasmissione televisiva “Fans Club” per Teleticino e dal 2016 è responsabile del settore “inserti speciali” e “motori” del Corriere.

Essere giornalista sportivo oggi – 11 gennaio 2020

La spettacolare evoluzione dello sport, che nel corso degli ultimi vent’anni si è progressivamente trasformato in una vera e propria industria, confrontandosi nel contempo con l’avvento dei social che hanno cambiato le modalità di comunicazione tra società sportive, atleti e operatori dei media, impone di riconsiderare anche il ruolo del giornalista sportivo. Sono finiti i tempi in cui questa figura poteva confrontarsi quasi senza limiti con dirigenti e atleti: oggi i filtri che impediscono l’accesso diretto alle fonti informative di tutti coloro che si occupano di sport sono pressoché infiniti ed è importante prendere coscienza che la dimensione business assunta dall’attività sportiva ad alto livello cerca di condizionare l’attività del giornalista, veicolando verso lo stesso solo informazioni “innocue” e utili alla causa perseguita dalle società, divenute vere e proprie imprese. Anche il ruolo della televisione è cambiato: da semplice media che si prefiggeva di informare il pubblico mediante la ripresa in diretta o differita di eventi sportivi, la TV è diventata uno dei primi finanziatori dell’industria sportiva, soprattutto tramite i colossi che vendono le immagini a pagamento. Ma allora, il telecronista di una volta, può ancora definirsi giornalista e garante di una linea terzista? Oppure è diventato un imbonitore costretto a “vendere” un prodotto?