Generi e media

Giornalista mezzo artista: i fondamenti della scrittura info tv

Alessia Caldelari, redattrice e conduttrice alla RSI

Se dovessi pensare agli ambiti in cui la parola “creatività” fa bella mostra di sé, probabilmente l’informazione sarebbe uno degli ultimi posti in cui andrei a cercare. Nella giornata di sabato 9 aprile però abbiamo capito quanto sia importante al giorno d’oggi, soprattutto in TV e sul web, saperla maneggiare.
Insieme ad Alessia Caldelari abbiamo appreso, anche grazie a degli esempi concreti, come si può confezionare un buon servizio giornalistico senza però dimenticarsi che stiamo proponendo un prodotto televisivo. Va precisata una cosa, la creatività non deve in alcun modo interferire con la qualità e la precisione delle informazioni ma corroborare, semmai, la bellezza della confezione. Alcuni consigli di Alessia Caldelari sono stati molto pratici, una specie di vademecum da tenere sempre a mente prima di mettersi al lavoro.

Non stiamo facendo cinema ma la regola di base è la stessa: l’inizio del servizio e il finale devono essere d’impatto. Nei primi secondi dobbiamo catturare l’attenzione del pubblico e, dopo aver sviluppato il tema con le informazioni principali, dobbiamo congedarci dal fruitore con un finale altrettanto incisivo.

Un’altra cosa da ricordare è che stiamo facendo televisione. Immagini, suoni, musiche e parole devono unirsi in un unico grande abbraccio in modo da avvolgere lo spettatore e portarlo il più possibile nel cuore della situazione che stiamo raccontando.

A seconda della rete per cui si lavora, ci sono regole ben precise da seguire. Qui purtroppo non c’è un giusto o uno sbagliato. Alla RSI probabilmente vigono regole diverse da TeleTicino o da Canale 5. Alessia Caldelari ci dà quelle che alle nostre latitudini sembrano essere regole più dettate dal buon senso che dall’editore. La durata di un servizio non deve superare i due minuti e mezzo e attenzione alla violenza gratuita. Evitiamo immagini inutilmente cruente, non lasciamoci trasportare dal desiderio di sensazionalismo. Precisi, concreti ma sempre eleganti e intellettualmente onesti.

Infine, il lato umano. Se fino a qui abbiamo parlato di tecniche e trucchi del mestiere ora dobbiamo andare in scena. Anche un telegiornale o un servizio giornalistico rientrano nella categoria delle performance personali.

Ognuno di noi avrà un proprio stile, un proprio tono di voce, una propria sensibilità che farà sì che ogni servizio sia un pezzo originale e irripetibile. Ricordiamoci di non eccedere in nessun caso, di non lasciarci coinvolgere troppo dai fatti che stiamo narrando. Qualcosa trasparirà ma dobbiamo in ogni caso cercare di rimanere neutrali. Il nostro compito è quello di informare, non di prendere posizione. Sottolineare o enfatizzare alcuni passaggi magari modulando la voce o l’intensità va bene, ma attenzione a non scivolare.

Siamo arrivati alla conclusione e forse la domanda che io mi sono fatto è: esiste un modo giusto di realizzare un servizio? La risposta è no, altrimenti in TV vedremmo solo servizi incredibili. Il lavoro del giornalista non sfugge alle leggi ineluttabili della vita; auguro a tutti noi di realizzare ottimi servizi ma sono sicuro che prima o poi ci capiteranno dei passaggi meno brillanti.
Giornalisti e artisti non sono poi così diversi, lavoreremo ogni giorno per migliorarci e le nostre carriere saranno costellate di acuti e di tonfi. L’augurio mio personale è che in tempi di bilancio i primi prevalgano sui secondi.

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