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Il futuro del giornalismo discusso a Berna con la Deputazione ticinese alle Camere federali

Saggezza popolare vuole che non si possano avere la botte piena e la moglie ubriaca. Ahimè, il dubbio che questo noto proverbio non venga tenuto in considerazione da alcuni tra i deputati ticinesi incontrati a Berna lo scorso 17 marzo 2022, sorge inevitabilmente spontaneo. In un primo momento siamo stati infatti – giustamente – esortati dai consiglieri a svolgere un giornalismo “di qualità”, dedito all’approfondimento e alla continuità delle tematiche, salvo poi constatare soltanto qualche minuto più tardi quanti di loro fossero favorevoli all’iniziava “200 franchi bastano” riguardo il canone Ssr.

Pretese eccessive e contraddizioni evidenti, in merito a un argomento che per noi, aspiranti giornalisti e operatori media, non poteva che essere il cardine della discussione tenutasi a Palazzo federale.

E se le incalzanti domande poste sulla questione hanno fatto unanimemente emergere il ruolo fondamentale dei media nel processo democratico (specialmente in contesti di ridotte dimensioni come il Ticino) questo non è bastato a persuadere i parlamentari Marchesi o Romano dal dichiarare che, come il cambiamento ha stravolto numerosi settori, anche il mondo mediatico dovrà presto ridimensionarsi. Togliere di punto in bianco il 40% delle risorse ad un’azienda è però un colpo basso, addirittura fatale per un Paese come la Svizzera caratterizzato dal plurilinguismo e costellato da realtà diverse, e di questo sono convinti anche i deputati Carobbio e Farinelli. Del resto, l’invito che ci viene posto da quest’ultimo è chiaro, ovvero quello d’interrogarci sui reali motivi a monte di quest’iniziativa. L’informazione indipendente, equilibrata e completa delle proposte politiche e dell’eterogeneità culturale e sociale garantita dal servizio pubblico è caposaldo della democrazia diretta elvetica. L’augurio è quindi quello che la Deputazione possa presto trovare un punto d’incontro, formando un fronte comune dinanzi a questa sfida che minaccia in particolar modo le regioni linguistiche minoritarie, compromettendo la rappresentanza e sensibilità italofona a noi tutti molto cara. Da parte nostra ci impegneremo invece ad affrontare questo dibattito dimostrando al meglio il valore che il contributo giornalistico porta alla società, ricordandoci doverosamente di non incentrare l’intera discussione sulla tematica del canone, ma di estenderla alle difficoltà generali con le quali il settore mediatico è attualmente confrontato.

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