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La scrittura giornalistica: ‘La semplicità vince sempre’

I relatori della giornata del modulo dedicato alla scrittura giornalistica.

«La semplicità, purché non sia banalizzazione, trionfa sempre», ci dice l’ex direttore della Rsi Maurizio Canetta. Durante la lezione è stato ribadito spesso questo concetto, sia da un punto di vista sintattico e grammaticale, sia da quello del lessico e dei contenuti. Spiegare in maniera chiara un concetto è anche una forma di rispetto nei confronti del lettore, del telespettatore, dell’ascoltatore, prosegue Canetta. È importante «non presumere che egli abbia conoscenze specifiche e pregresse sul tema». Per questo motivo è utile dare le informazioni chiave in grado di rendere fruibile a tutti quello che si sta dicendo. Non è necessario censurarsi ed evitare di parlare di contenuti complessi. L’importante è farlo con «semplicità di diffusione». Nel caso di un aggiornamento di una notizia, si fa un buon servizio ripetendo almeno i fatti salienti.

I relatori della giornata del modulo dedicato alla scrittura giornalistica, Paolo Di Stefano e Maurizio Canetta.

Ovviamente non si può dire tutto, è dunque responsabilità del giornalista fare una selezione delle informazioni e utilizzare un linguaggio chiaro , fatto di frasi corte, di forme verbali attive, di parole semplici. Questo perché «spesso la fruizione dei media è distratta e disturbata», ricorda Canetta. Non dobbiamo dunque presumere che abbiamo la totale attenzione del pubblico e che esso guarderà, ascolterà o leggerà il nostro servizio dall’inizio alla fine.

Tra gli aspetti centrali c’è quello della scelta delle parole: «Usare quelle giuste vuol dire rendersi conto che non tutti i sinonimi hanno le stesse sfumature», precisa Canetta. Le differenze fra un termine o l’altro possono essere determinanti nel dare una connotazione a un fatto, una citazione. Usando sinonimi in maniera ossessiva si può dunque rischiare di utilizzare termini sbagliati o fuori contesto.

Gli allievi del corso di giornalismo della Svizzera italiana.

Le parole determinano inoltre il registro linguistico delle frasi. Il pubblico percepisce di conseguenza il discorso come più vicino o lontano da sé. «La cronaca politica italiana è molto respingente», ci dice Paolo Di Stefano, scrittore ed inviato del Corriere della Sera. Vengono infatti utilizzati termini ed espressioni che possono capire solo gli addetti ai lavori, una sorta di “inter nos”.

Altro punto da non sottovalutare nella stesura di un testo è quello delle citazioni nascoste, come possono essere riferimenti a frasi di film o titoli di libri. «Sono pericolose perché non comprensibili a tutti», rende attenti Di Stefano. «Un articolo, un servizio, non deve essere un’esibizione intellettuale», aggiunge. Sulle citazioni Canetta ricorda l’importanza di verificare l’attribuzione di esse. Ci sono massime che nell’immaginario collettivo sono state dette da un determinato personaggio, ma non ci sono prove che sia davvero così.

Consigli per una scrittura giornalistica efficace

Durante la stesura di un articolo il o la giornalista è costantemente confrontato con diversi limiti di tempo e di spazio. In questo contesto è inderogabile che il giornalista, in quanto mediatore, faccia delle scelte scrupolose ma soprattutto che si attenga alle regole di precisione, di completezza e di coesione. Questi elementi devono sempre prevalere, in particolar modo quando la velocità preme. Ma quali sono queste regole? E come possono essere utilizzate correttamente per rendere un articolo efficace e comprensibile ai lettori?

  1. Le frasi brevi. Le frasi brevi sono sempre favorite alle frasi lunghe. Nella scelta delle parole, le parole corte sono più fruibili e facilitano la comprensione del testo.
  2. Le subordinate. L’utilizzo di parentesi e di subordinate possono portare il lettore su un secondo piano, rendendo la comprensione del testo più complicate.
  3. Il pubblico. Lo stile deve essere calibrato in funzione della tematica e del pubblico. Il giornalista non deve mai perdere di vista il proprio pubblico.
  4. Le conoscenze. Non si può presupporre che il lettore abbia delle conoscenze specifiche e pregresse. Il compito del giornalista è quello di semplificare le tematiche complesse rendendole comprensibili.
  5. La forma attiva-passiva. La forma attiva è preferibile a quella passiva, è più diretta e non obbliga ad un ulteriore ragionamento per la comprensione dei fatti.
  6. Il punto di vista. Per garantire una coesione del testo, il punto di vista deve rimanere chiaro e trasparente.
  7. Le scelte e l’ordine. Non tutte le parole hanno lo stesso significato. Ogni parola ha un valore forte e non tutti i sinonimi sono equivalenti. L’ordine e la scelta delle parole sono degli elementi chiave.
  8. I temi. Se i temi trattati sono delicati, lasciare da parte l’enfasi. In un articolo la presenza dell’autore dovrebbe sparire.
  9. Il tempo verbale. Mantenere una coerenza nei tempi verbali e utilizzarli secondo il proprio significato. È necessario definire bene lo spazio temporale nel quale accadono le cose. Nella cronaca il presente indicativo è sempre favorito.
  10. Aggettivi e avverbi. Attenzione all’utilizzo di elementi di giudizio: sono ridondanti e non necessari.

 

I relatori della giornata del modulo dedicato alla scrittura giornalistica.

 

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