Generi e media

Le cinque regole del videogiornalismo

Stefano Franchini, videoreporter Rsi

L’evoluzione tecnologica fornisce a giornalisti e videomaker nuovi strumenti per lavorare e raccontare la realtà: da mezzi ingombranti come il telecinema e il 35mm, si è passati a formati più leggeri e piccoli, come mp3, podcast e smartphone. Uno dei moduli del corso di giornalismo si è focalizzato proprio su quest’ultimo apparecchio: il videogiornalismo via smartphone. Stefano Franchini, videoreporter con molta esperienza in Rsi, ci ha illustrato i vantaggi e le potenzialità di questo mezzo: è sempre in tasca ed è quindi pronto a filmare in qualsiasi momento. È uno strumento potente, che può raccontare quello che succede in tempo reale. È un dispositivo discreto e con cui le persone sono familiarizzate, che facilita il rapporto con gli interlocutori che non sono abituati a essere filmati. I suoi contenuti sono facilmente condivisibili e la tecnica viene costantemente aggiornata, per cui è sempre all’avanguardia. Ci sono, tuttavia, anche delle insidie. Quindi ecco le 5 regole di cui tenere conto quando si realizza un servizio.

  1. Mettere in fly mode il telefonino, avere abbastanza spazio della memoria e avere le batterie cariche.
  2. Immagini fisse: dotarsi di supporti (cavalletti, monopiede, treppiede, gimbal, ecc) o usare le mani (appoggiando il braccio al corpo) per stabilizzare le immagini.
  3. Blocco fuoco/esposizione: controllare l’equilibrio tra luce interna ed esterna. Premendo il quadrato giallo sullo schermo del telefonino l’immagine diventa più scura o chiara.
  4. Illuminazione: prestare attenzione alla luce naturale e artificiale, nonché alla direzione della luce. Problemi possono presentarsi soprattutto con il buio, di sera e in posti chiusi.
  5. Storyboard: prima di procedere, avere un’idea chiara di ciò che si vuole fare e come. Il tipo di intervista, il formato e contenuto (verticale o orizzontale), il tempo a disposizione, il software con cui si procederà all’editing (e con quale software si vuole editare).

Oltre ad aspetti tecnici, bisogna tenere presente la costruzione di senso, ovvero ciò che si vuole comunicare o far conoscere. Mario Conforti, responsabile del blog del corso di giornalismo, ha spiegato che è importante la prospettiva del giornalista, il quale sceglie ciò che intende mostrare. Il giornalista o videoreporter trasmette, infatti, una sua lettura, costruisce un’immagine. Un esempio sono le conferenze stampa: scelgo di fare vedere l’intera sala o solo gli interlocutori? Voglio sottolineare il fatto che assistono numerose persone, o che sono poche? La scelta di cosa far vedere dipende in buona parte dall’inquadratura e il giornalista ha in mano una macchina per costruire senso.

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