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Quando la scrittura diventa mestiere

vicedirettore la Regione

Scrivere, ça va sans dire, è la base del giornalismo. Ma se questo è presto detto, lo è meno scrivere “bene”. Una capacità che si acquisisce con l’esperienza e, è il consiglio di un vecchio saggio, leggendo ogni giorno almeno un quotidiano.

La stesura di un articolo di cronaca nera differisce da quella di un pezzo “di servizio”. Lo ha evidenziato bene, durante il laboratorio di scrittura, il giornalista e vicedirettore de La Regione Lorenzo Erroi. Essendo “troppo puliti”, in alcuni casi si rischia di privare la scrittura del proprio “stile”. Se in linea generale le regole sul buon giornalismo impongono ad esempio di evitare l’utilizzo di troppe subordinate, «è anche bello a volte utilizzare un certo tipo di “colore”. Si tratta di capire quando si può fare e quando invece sarebbe il caso di evitarlo». Ad ogni modo, è buona abitudine non servirsi di parole di cui il significato non si è certi.

Volendo analizzare il luogo in cui viviamo, e il giornalismo ticinese, esiste un difetto, o una sorta di “peccato”, che (volendo generalizzare) contraddistingue il modo di scrivere dei nostri colleghi?

Il sensazionalismo è forse il “peccato originale” che commette un certo tipo di stampa. Non solo nelle nazioni italofone, anzi. «Non dimentichiamoci che dietro ai casi di cronaca nera ci sono delle persone, intere famiglie che soffrono», ricorda Erroi. Ecco perché è necessario «trovare il giusto equilibrio» e tenere bene a mente lo scopo del giornalista: informare.

Capita ormai troppo spesso che nell’inciampare nel sensazionalismo, ci si giustifichi con “è quello che la gente vuole sapere”. Ci si aggrappa alle serie crime di Netflix, anche documentaristiche, che alimentano un voyeurismo macabro della sofferenza. Ma – sottolinea ancora il giornalista de La Regione – «dire “è quello che vuole il lettore” è usato troppo spesso come una foglia di fico».

«Quando leggo alcuni articoli, capisco chi li ha scritti anche senza guardare la firma». Una frase che a volte i lettori pronunciano. Soprattutto chi apprezza approfondimenti e commenti. Questo spesso accade perché il giornalista ha trovato una sua linea, un modo di scrivere che lo rende riconoscibile. Ma occorre anche essere in grado di scrivere articoli “di servizio” (ad esempio a seguito di una conferenza stampa) senza “condirli” troppo e senza scadere nella retorica.

Erroi si congeda con un unico semplice consiglio per i (futuri) giornalisti.

 

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