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Divulgazione scientifica: un gioco di equilibrio delicato

I presentatori del programma - Christian Bernasconi e Cecilia Broggini
 Scienza e giornalismo. È possibile divulgare conoscenza scientifica? Per molti giovani scienziati, una buona comunicazione è fondamentale per decorticare fatti complessi, rendendoli comprensibili al grande pubblico.

Il team del Giardino di Albert – La decisione di svolgere le puntate all’aperto ha permesso di rinnovare il programma

Gli scienziati moderni sono sempre più attenti alla comunicazione di fatti scientifici. Una questione che ha assunto una maggiore importanza con l’inizio della pandemia. Ed è proprio di questo che si occupa la redazione del programma televisivo di approfondimento scientifico della RSI, Il Giardino di Albert.

I giornalisti e gli autori del programma, non avendo un’agenda precisa, non sono tenuti a seguire i temi d’attualità. A loro è infatti garantita la massima libertà sia nella scelta delle tematiche sia nello sviluppo narrativo. 

Ogni puntata è uno schermo bianco da riempire e le domande da porsi sono sempre le stesse: qual è la storia? Perché la vogliamo raccontare? C’è un interesse da parte del pubblico? Come la raccontiamo? Le fondamenta scientifiche sono solide? Mentre ci si pone queste domande, ci si documenta, si fa ricerca e, se possibile, si procede con un sopralluogo per conoscere il team di ricerca e valutare la fattibilità del servizio. È costoso fare un sopralluogo? Sì, ma il team del Giardino di Albert non ha dubbi sull’efficacia di tale operazione per trovare una chiave di lettura vincente e una storytelling “alla BBC”. 

La divulgazione scientifica è un gioco di equilibrio molto delicato

Negli anni si è compreso che la divulgazione ex cathedra non tiene il telespettatore attaccato allo schermo. Al contrario, una “storia scientifica” raccontata con un linguaggio semplice, seguendo un fil rouge che lega la teoria alla narrazione, all’interno di un’ambientazione ben studiata e scenografica funziona ed è ciò che cattura l’attenzione del telespettatore. La divulgazione scientifica è dunque un gioco di equilibrio molto delicato. Se da un lato il pubblico non va sottovalutato, dall’altro, il linguaggio deve essere chiaro e immediato. Vale sempre il principio secondo cui less is more e meglio ancora se lo scienziato è ripreso in vesti meno formali.

I formati brevi restano sempre un buon compromesso

Alessandra Bosia – Giornalista e responsabile della comunicazione del programma

La dimostrazione dell’efficacia arriva proprio dal pubblico quando a partire dal 2015, le puntate magazine del Giardino di Albert da 7-10 minuti hanno iniziato a registrare indici di ascolto sempre più alti, riscuotendo maggiore successo rispetto alle puntate monografiche della durata di più di un’ora. Questa tendenza poi si è attenuata, ma i formati brevi restano un buon compromesso che accontenta sia il telespettatore distratto sia quello puntiglioso che pretende un certo livello di approfondimento. E se a qualcuno restano delle domande, c’è sempre il canale Facebook, curato dalla giornalista Alessandra Bonzi, responsabile della strategia di comunicazione. 

Durante la presentazione si è dibattuto sulla necessità, o meno, di diffondere – nel corso della pandemia – una puntata interamente dedicata al Covid. In un momento in cui la popolazione si trovava sommersa da notizie inerenti alle infezioni e alla morti causate dal coronavirus, si è deciso di non trattare il tema all’interno del programma e di attendere maggiori informazioni e chiarezze dal mondo scientifico. Una decisione che può sembrare ambigua ma che si fonda in un certo senso su un ragionamento scientifico: la necessità di avere sufficienti prove. “Allora ritenevamo che i dati raccolti si riferissero a un arco temporale troppo breve per trarre delle informazioni divulgabili. Inoltre, ci colpiva e ci disorientava, la grande discordanza fra le affermazioni pubblicate dai vari esperti” racconta Davide Conconi, produttore del programma. Una decisione difficile da prendere ma necessaria, “all’inizio ci mancava una persona di riferimento che fosse in grado di valutare la massa di informazioni che circolava e ‘separare il grano dal loglio’”. In quel momento la redazione decise dunque di affrontare la tematica esclusivamente su Facebook con la collaborazione del Dr. Garzoni. Una decisione che secondo alcuni resta ingiustificabile. 

Davide Conconi – Biologo e giornalista scientifico

 

“Ci disorientava la grande discordanza fra le affermazioni pubblicate dai vari esperti”

Oggi, facciamo notare, con un maggiore distacco, il discorso potrebbe essere ripreso e presentato al pubblico. “Siamo alla ricerca del documentario ‘definitivo’, che spieghi su basi scientifiche la dinamica complessiva che si è innescata con il coronavirus. Noi, probabilmente – quando ve ne sarà l’occasione – realizzeremo servizi su aspetti puntuali, magari sotto forma di risposte a quesiti che si sono posti allora.” 

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